Rifugio Cava Buscada dal Rifugio Maniago: è la seconda parte dell’itinerario ad anello in Val Zemola che descrivo in questo articolo. Il rientro è al Rifugio Casera Mela.

Rifugio Cava Buscada


È un itinerario che ho svolto nel 2022 ma solo ora ho potuto ripescare i miei appunti dal registratore digitale che porto con me nelle escursioni. Ho riascoltato tante volte i commenti audio che ho fatto durante l’escursione che mi si è stampata nella mente.

Ma in seguito ho letto il libro di Mauro Corona “Nel legno e nella pietra”, che vi consiglio caldamente: è una raccolta di racconti, di cui molti ambientati proprio in Val Zemola. Ho così potuto conoscere la storia della Cava Buscada, dei suoi lavoratori, tra cui lo stesso Mauro Corona.

Sentiero 381

Prima di ripartire dal Rifugio Maniago, quindi, ho guardato la carta topografica: per non rientrare direttamente a Casera Mela per il sentiero 374, quello dell’andata, ho cercato un itinerario alternativo ed ho notato il sentiero 381 che prometteva di mantenere la quota dei 1700 metri già raggiunta e portarci al Rifugio Cava Buscada senza dislivelli e senza grandi sforzi.

La realtà è stata diversa per tre motivi: primo, il tratto fino a Casera Bedin di sopra, anche se gradevole, ombroso, su morbido sentiero nel bosco, presenta diversi saliscendi. Il secondo motivo era che i miei accompagnatori erano vigorosi quindicenni dalle gambe svelte. Il terzo motivo è stato lasciare che fossero loro a dare l’andatura.

Rifugio Cava Buscada
Monte Duranno con cappello di nuvole

Quindi, il sentiero 381 dal Rifugio Maniago in direzione di Casera Bedin di sopra mantiene genericamente la quota sui 1.700 metri, per circa 4 km, ma sale e scende diverse volte. Il sentiero descrive un semicerchio e ci porta finalmente in una radura da cui vediamo nuovamente il Rifugio Maniago. Nei miei appunti cito un nevaietto appena sopra il rifugio (era il mese di luglio 2022) ma nella foto qui sopra in realtà non lo vedo più. C’era molta foschia quel giorno e in questi casi scatto poche foto.

Casera Bedin di sopra

Poco prima di casera Bedin abbiamo incrociato un ruscelletto, utile per ripristinare le scorte di acqua.

Rifugio Cava Buscada
Casera Bedin di sopra m. 1.711.

Casera Bedin non ha servizi, non è gestita, ma è stata ristrutturata come locale di ricovero di emergenza. È dotata di tavolo e di assi letto; intorno c’è una bella radura affacciata sulla Val Zemola. Da qui, specifica la carta topografica Tabacco, c’è una traccia di sentiero che porta in fondo valle passando per Casera Bedin di sotto (non abbiamo percorso questo sentiero, quindi non so dirvi com’è).

Casera Bedin di sopra merita una pausa (così ho spiegato ai miei vigorosi accompagnatori, in realtà volevo riprendere fiato).

Rifugio Cava Buscada

Da qui il sentiero 381 continua – stavolta veramente – in quota fino a incontrare la strada sterrata che dal Rifugio Casera Mela sale al Rifugio Cava Buscada. Basta svoltare a destra e salire. La strada passa attraverso una galleria scavata nella roccia e finalmente siamo a quota 1750 del rifugio Cava Buscada.

Ex cava Buscada

Proseguendo sulla strada, dopo un altro tornante, arriviamo alla ex Cava Buscada, dove sono rimasti blocchi di marmo rosso massi tagliati col filo elicoidale: restano lì a testimonianza del passato.

Rifugio Cava Buscada

Davanti alla cava, bella vista su tutta la Val Zemola e sull’erbosa Palazza. A questo punto è opportuna una citazione dal libro di Mauro Corona:

“Siamo saliti sulla vetta della Palazza. Era di pomeriggio. Sulla cima di calcare bianco, che il lavorio del vento ha reso simile a una mandibola di mostro preistorico, venti camosci guardavano l’orizzonte. Si godevano l’ultimo sole pensando forse alle difficoltà dell’inverno imminente”.

Mauro Corona, Nel legno e nella pietra.
Rifugio Cava Buscada
La roccia di marmo rosso: ce n’era da scavare.

I blocchi di marmo sono piuttosto impressionanti.

Per il rientro al Rifugio Casera Mela consiglio di tornare per la strada sterrata. Per la cronaca, però, non abbiamo seguito il consiglio che do a te, gentile lettore. Eravamo in forze, la giornata era bella, il tempo stabile, avevamo ai piedi scarponi come si deve, bastoncini in mano e gambe ben allenate, e soprattutto non volevamo fare il lungo giro della strada.

Una scorciatoia sconsigliata lungo il percorso della cremagliera

Così ho cercato e trovato il sentiero che scende a zig-zag nel bosco, molto ripido nel primo tratto. Si trova appena davanti alla fontana che c’è prima di scendere al Rifugio Cava Buscada. Nel primo tratto perde rapidamente quota nel bosco, è molto ripido, ma più in basso la pendenza si riduce. In diversi punti si incrociano i resti della cremagliera che i lavoratori di Cava Buscada usavano per portare a valle i blocchi di marmo. Ho notato diverse traversine di larice e anche un tratto di binario in legno.

Mauro Corona in Val Zemola e alla Cava Buscada

Qui mi viene un brivido pensando ad uno dei racconti di Mauro Corona che, una volta, sabotò la cremagliera per vedere come i blocchi di marmo sarebbero scesi a valle in caduta libera! Ti lascio la curiosità di andare a leggere come è andata a finire.
A questo punto, se non hai letto nulla di Mauro Corona e ti piace vivere la montagna anche nella sua storia, ti riassumo da alcune fonti internet un breve profilo della relazione dello scrittore con questi luoghi:

Mauro Corona cita ampiamente la Val Zemola e la Cava Buscada nei suoi scritti, soprattutto riferendosi alla sua esperienza personale come scalpellino nella cava di marmo del Monte Buscada. Nei suoi libri racconta la dura vita lavorativa in quella cava, la cremagliera usata per far scendere i blocchi di marmo, e il legame profondo con la zona e le montagne circostanti, tra cui la Val Zemola e il Rifugio Maniago. Mauro Corona lavorò come manovale a Maniago e successivamente come scalpellino nella cava di marmo del Monte Buscada, descrivendo il duro lavoro e i cambiamenti dovuti all’automazione e alla chiusura della cava negli anni ’80. Nei suoi racconti emergono immagini della cremagliera usata per trasportare i blocchi di marmo e della vita nella cava.

https://www.maurocorona.it/la-vita/

Un motivo in più per tornare in Val Zemola.

Al termine del sentiero nel bosco raggiungiamo la strada sterrata e dopo poco siamo di nuovo al Rifugio Casera Mela. Il tempo totale dell’anello è stato di circa 7 ore, senza difficoltà particolari se non la lunghezza. Tieni conto che siamo partiti da Erto, quindi 40 minuti più a valle, e non dal Rifugio Casera Mela.

L’escursione in sintesi

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