VacanzeDolomiti.com https://www.vacanzedolomiti.com/ Prepara la tua escursione con noi Thu, 23 Jul 2026 09:15:58 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.5.13 https://www.vacanzedolomiti.com/wp-content/uploads/2017/05/cropped-vacanze_dolomiti_logo_300-3-32x32.jpg VacanzeDolomiti.com https://www.vacanzedolomiti.com/ 32 32 Galleria di foto Val Zemola, Dolomiti Friulane https://www.vacanzedolomiti.com/2026/07/23/galleria-foto-val-zemola/ https://www.vacanzedolomiti.com/2026/07/23/galleria-foto-val-zemola/?noamp=mobile#respond Thu, 23 Jul 2026 08:37:04 +0000 https://www.vacanzedolomiti.com/?p=4277 Ecco altre 12 foto relative all’Anello Rifugio Maniago e ritorno per Casera Galvana.

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Ecco altre 12 foto relative all’Anello Rifugio Maniago e ritorno per Casera Galvana.

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Anello Rifugio Maniago e ritorno per Casera Galvana https://www.vacanzedolomiti.com/2026/07/23/anello-rifugio-maniago/ https://www.vacanzedolomiti.com/2026/07/23/anello-rifugio-maniago/?noamp=mobile#respond Thu, 23 Jul 2026 08:29:02 +0000 https://www.vacanzedolomiti.com/?p=4233 Anello Rifugio Maniago: un itinerario dal Rifugio Casera Mela e ritorno per ricovero Casera Galvana. Ho già descritto l'escursione al Rifugio Maniago con partenza da Erto ed uno dei possibili ritorni passando per Casera Bedin e Rifugio Cava Buscada.

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Anello Rifugio Maniago: un itinerario dal Rifugio Casera Mela e ritorno per ricovero Casera Galvana. Ho già descritto l’escursione al Rifugio Maniago con partenza da Erto ed uno dei possibili ritorni passando per Casera Bedin e Rifugio Cava Buscada.

Anello Rifugio Maniago
La partenza nei pressi del Rifugio Casera Mela; sullo sfondo il Col Nudo.

Era una giornata nuvolosa ed avevo scattato pochissime foto. In una domenica di inizio maggio, quest’anno 2026, ho invece goduto di una giornata tersa che qui documento con 12 foto e, nella galleria di immagini, con altre 12 foto per un totale di 24 immagini originali dell’anello Rifugio Maniago.

Anello Rifugio Maniago
Le grave: attraversamento del largo letto del torrente Zemola.

Il percorso per il Rifugio Maniago è agevole, senza punti esposti e con la possibilità di seguire il sentiero 374 oppure la strada forestale che sale con pendenza più agevole nel bosco. Segnalo che in valle il mio telefonino non aveva campo (nessuna tacca); consiglio quindi di dotarsi di carta topografica della zona per percorrere questo anello Rifugio Maniago.

Anello Rifugio Maniago
La strada forestale alternativa al sentiero 374

Giunti in alto domini tutta la Val Zemola: qui sotto i Monti Sterpezza (a sinistra, m. 2.2215) e Palazza (m. 2.210).

Anello Rifugio Maniago

Eccoci al Rifugio Maniago sotto la parete del Duranno (a sinistra). Nel mese di maggio ho incontrato i nuovi gestori del Rifugio Maniago che ho intervistato.

Anello Rifugio Maniago

Anello Rifugio Maniago: sentiero 908

Proseguiamo verso ricovero Casera Galvana lungo il sentiero 908. L’itinerario attraversa diversi canali che a inizio maggio erano ancora coperti di neve.

Anello Rifugio Maniago

Ad ogni canalino scendi di quota e poi risali. Il panorama è stupendo su tutta la Val Zemola: qui sotto una vista della Spalla del Duranno sopra il bosco che si sta rigenerando con il verde delicato delle foglie di faggio appena sbocciate.

Anello Rifugio Maniago

Il sentiero nel bosco è ben segnalato: il bosco è rado e la visibilità è ottima.

Anello Rifugio Maniago

Poco prima del ricovero Casera Galvana l’ultima rampa che, dopo pranzo, può risultare impegnativa. Per questo forse la direzione migliore di questo anello è inversa a quella che ho percorso.

Anello Rifugio Maniago

Da ricovero Casera Galvana (m 1.613) guadagni una superba vista sulla parete sud del Monte Duranno.

Allargando la visuale, ecco a sinistra la Spalla del Duranno dove passa il Sentiero Zandonella, una delle prossime escursioni.

Da ricovero Casera Galvana la discesa nel bosco ha una pendenza regolare e conduce senza difficoltà a ricongiungersi al sentiero 374 a quota 1.203. Se percorri l’anello a ritroso, attraversato il torrente Zemola in località Le grave (vedi seconda foto), attraversa quasi subito anche l’altro ruscello, in direzione est fino a trovare il segnavia sul versante opposto.

Scheda tecnica dell’escursione

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Ho scritto i testi, scattato e selezionato le fotografie, verificato toponimi, quote, itinerari e dislivelli per farti apprezzare le Dolomiti evitando il rischio di affrontare un itinerario senza conoscerlo a fondo. Inoltre ti ho evitato la fatica di cercare e verificare le informazioni ed ho riassunto in una scheda tecnica le informazioni essenziali per selezionare, tra tante, l’escursione adatta a te: dove arrivare con l’auto, punto di partenza e arrivo, dislivello, tempi, difficoltà, numeri dei sentieri, percorribilità, cartografia, traccia GPS altre recensioni selezionate in rete tra quelle con maggiore visibilità. Il tuo contributo per visionare le schede tecniche è registrarti: è gratuito e ti costa solo condividere la tua email. Riceverai il link per consultare le schede tecniche sempre e solo nella tua casella email.

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Da San Vito al Rifugio Palmieri https://www.vacanzedolomiti.com/2026/06/19/da-san-vito-al-rifugio-palmieri/ Fri, 19 Jun 2026 11:01:21 +0000 1000]]> https://www.vacanzedolomiti.com/?p=4065 Da San Vito al Rifugio Palmieri: rara, se non unica, recensione – con traccia gps – dell’affascinante percorso lungo il sentiero 457 dal ponte di Geralba, a Chiappuzza di San Vito di Cadore, al Rifugio Palmieri e lago Fedéra sotto la Croda da Lago. 4 ore e mezza da solo, […]

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Da San Vito al Rifugio Palmieri: rara, se non unica, recensione – con traccia gps – dell’affascinante percorso lungo il sentiero 457 dal ponte di Geralba, a Chiappuzza di San Vito di Cadore, al Rifugio Palmieri e lago Fedéra sotto la Croda da Lago.

4 ore e mezza da solo, nel bosco. Uno scoiattolo. Una marmotta. Bosco di faggi e abeti, poi abeti e larici. Acque fresche e allegre per riempire la borraccia. Nessuno intorno. Ad un certo punto, una radura, un guado e i versanti nord delle Rocchette come non li avevo mai visti. Infine, un ampio pascolo in quota, un largo panorama ed il bosco fatato del Monte de Fedéra.

Per il Rifugio Palmieri passa anche l’itinerario che ho descritto nell’escursione Giro della Croda da Lago per Val de Formìn, Forcella Formìn, Forcella Ambrizzola e Rifugio Palmieri.

Da San Vito al Rifugio Palmieri
Croda da Lago emerge dal bosco di larici.

Nella mia ricerca di percorsi poco frequentati ora posso senz’altro aggiungere il sentiero 457. Infatti, non solo non ho trovato nessuno lungo il percorso (metà giugno), ma nemmeno ho trovato altre recensioni di questo itinerario. Non perderti la traccia Gps che trovi nella scheda tecnica, con 40 punti notevoli ed altre 13 foto.

Da San Vito al Rifugio Palmieri: inizio dell’itinerario

Raggiungi in auto la frazione di Chiappuzza a San Vito di Cadore, oltrepassa l’abitato lungo il Boite fino al grande parcheggio sterrato (gratuito) nei pressi del Ponte di Geralba (trovi il punto esatto nella mappa nella scheda tecnica). Attraversa il ponte e continua sulla strada forestale che ho descritto nell’escursione “Dal Ponte di Geralba al Lago di Pianozes: a piedi da San Vito di Cadore a Cortina d’Ampezzo“. Poco dopo invece prendi a sinistra il bivio per sentiero 459 e sentiero 457 verso il Rifugio Palmieri.

Da San Vito al Rifugio Palmieri
Pian de i Mosìte

Al bivio, in corrispondenza di un ponte in legno, a sinistra andresti verso il Taulà de la Frates, quindi sul versante sud delle Rocchette. Svolta invece a destra e prosegui oltre il ponte sul sentiero 457. Così aggirerai la propaggine est delle Rocchette e ti porterai sul loro versante nord.

Fino a quota 1.300 circa percorri una strada forestale che sale con decise pendenze nel bosco, in direzione ovest. Alle tue spalle la Croda Marcora. Ad un certo punto dalla strada si dirama il sentiero, ed il bivio non è ben segnalato. Trovi il punto indicato nella traccia Gps nella scheda tecnica.

Arrivato quasi a quota 1.600 si attenua la pendenza ed inizia un trasferimento in quota nel bosco; con breve tratto sotto le rocce attraversi una brevissima cengietta sotto il Becolongo. Questa parte nel bosco è molto gradevole e meno faticosa della prima parte; arrivi fino a quota 1.650, poi scendi fino a quota 1.580 all’incrocio con il sentiero 427 che sale da Socol.

Da San Vito al Rifugio Palmieri
Rocchette Cianpolòngo (a sinistra) e Sorarù

Da qui nuovo cambio di direzione e riprendi a salire in direzione ovest sul fondo di un vallone, in un rado bosco, che non sembra molto frequentato: in tre punti diversi ho trovato tre tronchi caduti sul sentiero. Li superi agevolmente ma è un segnale della poca manutenzione dovuta – credo – alla scarsa frequentazione.

La caratteristica affascinante di questo sentiero è l’avvicinamento al versante nord delle Rocchette di Cianpolòngo e di Sorarù che da questo parte mi ricordano le forme delle Dolomiti di Brenta, con strati inclinati e torrioni. Il panorama si arricchisce quindi quando esci dal bosco a quota 1.818 in località Pian de i Mosìte. Vicino un allegro ruscelletto dove cui riempire le borracce.

Da San Vito al Rifugio Palmieri
Curiosa l’analogia nella direzione degli stradi dell’Antelao (al centro) e della Zigar de ra Rochéta (a destra).

Da San Vito al Rifugio Palmieri: il punto più panoramico

Dopo breve canalino percorso in direzione nord, con una nuova fresca sorgente, sbuchi su un pianoro erboso a quota 2.040.

Ampio panorama sui versanti nord delle Rocchette Cianpolòngo, Sorarù e Ruoibes, sul Cristallo, Croda Rossa, Sorapìs e Antelao.

L’estesa radura erbosa si prolunga fino a forcella Sòn Forcia: cammini quindi su erba per largo tratto.

Da San Vito al Rifugio Palmieri

Dopo la forcella, il sentiero si immerge nel bosco di larici di Monte de Fedéra e con diversi saliscendi, anche infilandosi in larghe trincee rocciose, attraversando un paio di radure arrivi finalmente in vista della Croda da Lago che spunta sopra i larici.

Monte Cristallo (a sinistra) e Sorapìss (a destra)

L’itinerario è stato lungo e impegnativo. Per abbreviare il ritorno ci sono due possibilità: verso il Ponte de Rucurto oppure per malga Fedéra e giù fino alla frazione di Campo, Cortina d’Ampezzo.

Scelgo quest’ultima: perlopiù strada asfaltata, ma con diversi tratti sentiero nel bosco. Sono ben segnati per chi sale, mentre in discesa non li vedo proprio. Da notare, nella discesa, diramazioni per le Gòres de Federa e, a quota 1300 m, un’ottima sorgente chiamata “acqua benedetta”. L’itinerario termina infine al lago di Pianozes. Dal lago di Pianozes puoi ritornare al punto di partenza percorrendo a ritroso l’itinerario Dal Ponte di Geralba al Lago di Pianozes: a piedi da San Vito di Cadore a Cortina d’Ampezzo. Questa volta però non ho tempo né energie: scendo alla frazione di Campo, dove mi raggiunge un’auto che mi riporterà al parcheggio di Geralba.

Un controluce sul Becco di Mezzodì

Scheda tecnica dell’escursione

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Attenuare le conseguenze degli sforzi fisici durante le escursioni https://www.vacanzedolomiti.com/2026/06/19/attenuare-le-conseguenze-degli-sforzi-fisici-durante-le-escursioni/ https://www.vacanzedolomiti.com/2026/06/19/attenuare-le-conseguenze-degli-sforzi-fisici-durante-le-escursioni/?noamp=mobile#respond Fri, 19 Jun 2026 07:34:03 +0000 https://www.vacanzedolomiti.com/?p=4061 Ho trovato un video molto interessante del dott. Roberto Gava che parla degli sforzi fisici durante le escursioni. Il dott. Gava spiega che le conseguenze dello sforzo fisico possono causare infiammazioni ed il sintomo è il dolore muscolare eccessivo. Come attenuare le conseguenze di uno sforzo fisico eccessivo? Con un […]

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Ho trovato un video molto interessante del dott. Roberto Gava che parla degli sforzi fisici durante le escursioni.

Il dott. Gava spiega che le conseguenze dello sforzo fisico possono causare infiammazioni ed il sintomo è il dolore muscolare eccessivo.

Come attenuare le conseguenze di uno sforzo fisico eccessivo? Con un antiossidante, come la Vitamina C e con un particolare farmaco omeopatico.

Guarda il video del dott. Gava con la spiegazione completa (dura meno di 2 minuti, richiede l’accesso a Facebook).

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Gestori Rifugio Maniago https://www.vacanzedolomiti.com/2026/05/25/gestori-rifugio-maniago/ https://www.vacanzedolomiti.com/2026/05/25/gestori-rifugio-maniago/?noamp=mobile#respond Mon, 25 May 2026 17:09:47 +0000 https://www.vacanzedolomiti.com/?p=4022 A inizio maggio i rifugi sono di solito chiusi. Quando sono arrivato al Rifugio Maniago ed ho visto gente all’opera, ho voluto intervistare i nuovi gestori. Chi sono i nuovi gestori del Rifugio Maniago e cosa stanno preparando per la stagione estiva 2026 Enrico Tiziano Belli: Oggi, 2 maggio 2026, […]

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A inizio maggio i rifugi sono di solito chiusi. Quando sono arrivato al Rifugio Maniago ed ho visto gente all’opera, ho voluto intervistare i nuovi gestori.

Chi sono i nuovi gestori del Rifugio Maniago e cosa stanno preparando per la stagione estiva 2026

Enrico Tiziano Belli: Oggi, 2 maggio 2026, siamo al Rifugio Maniago con Valeria Buset e Federico Tonello, i nuovi gestori del Rifugio a quota 1730 metri, in Val Zemola.  Da quanto tempo gestite il Rifugio?

Gestori Rifugio Maniago

Federico Tonello: Formalmente da un mese. 

Enrico Tiziano Belli: Siete nuovi, allora.  In bocca al lupo per la stagione.  Vedo che state lavorando molto qui intorno, cosa state preparando?

Valeria Buset: Oggi sono presenti anche i volontari della sezione CAI Maniago, proprietaria del rifugio, insieme a numerosi amici che hanno risposto alla nostra chiamata.  In questi mesi di preparazione ci stiamo occupando di diversi adeguamenti normativi legati alla sicurezza e all’igiene che, rispetto a trent’anni fa, sono cambiati.  Stiamo facendo le pulizie d’ingresso e, con il supporto della sezione, seguiranno lavori più importanti per la cucina.  Siamo in piena fase di subentro. 

Gestori Rifugio Maniago

Enrico Tiziano Belli: Quali sono i servizi che offrirete agli escursionisti? 

Federico Tonello: Offriamo il pernottamento per chi percorre le Alte Vie o giri lunghi, con il servizio della colazione.  C’è poi il servizio del pranzo dedicato a chi è di passaggio in giornata.  I sentieri qui sono molto belli e ben segnati.

Valeria Buset: Si può fare l’intero anello collegandosi a Casera Bedin fino al rifugio Cava Buscada.  Per scendere si può usare la strada oppure, per chi ha più fretta ed è più esperto, il sentiero della cremagliera, che è molto più ripido e diretto.

Federico Tonello: C’è sentieristica per ogni esigenza.  I percorsi più semplici richiedono comunque un minimo di allenamento per i dislivelli, mentre i percorsi alpinistici sono destinati a chi ha più esperienza e attrezzatura adeguata. 

Enrico Tiziano Belli: Oggi siamo proprio facendo un anello e torneremo per Casera Galvana. Come è il percorso? 

Federico Tonello: È un sentiero che sta abbastanza in costa, un “dentro e fuori” tra i vari canali della valle.  Non presenta grossi dislivelli.  In questo periodo la sinistra orografica della valle è quella che libera più tardi la neve, quindi se ne trova ancora un po’, ma non è una situazione rischiosa o pericolosa.   

Valeria Buset: Confermo, anche nello scorso weekend gli escursionisti che sono arrivati da quella zona non hanno segnalato criticità particolari.   

Enrico Tiziano Belli: Uno degli obiettivi di VacanzeDolomiti.com è aiutare le persone a scegliere l’itinerario adatto alle proprie forze, senza strafare e senza farsi male.  Qual è il vostro consiglio per chi frequenta questa zona?   

Federico Tonello: Come dicevamo, i punti medio-bassi come la cava o le casere sono facili.  I punti più delicati sono la Forcella Duanno e la Forcella della Spalla del Duranno.  Sulla forcella della spalla c’è un cavo che aiuta nella risalita, ma bisogna prestare attenzione soprattutto in discesa perché il terreno è sdrucciolevole a causa di sassolini molto fini. Di là, sulla forcella della spalla, c’è un canalino da risalire un po’ a sentimento perché non esiste una traccia univoca.  Sono circa 20 o 30 metri di passaggio dove serve molta attenzione. 

Valeria Buset: Poi c’è il sentiero alpinistico Zandonella.  Attraversa tutta la parte alta della valle su un sistema di cenge, chiamate Portelline d’Uditia, che si affacciano anche verso il Cadore.  Non è una ferrata ma un sentiero alpinistico con molti tratti esposti che richiedono piede fermo, senso dell’orientamento e attrezzatura. 

Federico Tonello: Il mio consiglio per lo Zandonella è di percorrerlo in senso orario partendo da Casera Bedin.  Questo permette di affrontare il canalone con il fresco del mattino e di fare i tratti attrezzati in salita, il che è più divertente per chi ama arrampicare un po’.  Suggerisco però di aspettare ancora un paio di settimane affinché la neve nei canalini a nord si sciolga completamente. 

Enrico Tiziano Belli: Grazie mille e in bocca al lupo per la stagione estiva. 

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La Sentinella da San Vito di Cadore per Serdes https://www.vacanzedolomiti.com/2026/02/08/la-sentinella-da-san-vito-di-cadore-per-serdes/ Sun, 08 Feb 2026 09:12:26 +0000 https://www.vacanzedolomiti.com/?p=3915 La Sentinella da San Vito di Cadore per Serdes: non troverai altrove questo semplice itinerario. Da una rapida ricerca in internet ho notato infatti che viene descritto solamente a partire dall’Alpe di Senes e in genere senza immagini. Io invece parto a piedi da San Vito di Cadore, mi godo […]

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La Sentinella da San Vito di Cadore per Serdes: non troverai altrove questo semplice itinerario. Da una rapida ricerca in internet ho notato infatti che viene descritto solamente a partire dall’Alpe di Senes e in genere senza immagini.

Monte Pelmo visto da La Sentinella

Io invece parto a piedi da San Vito di Cadore, mi godo l’avvicinamento nel bosco, evitando sia l’auto che la strada asfaltata. A partire da questa escursione troverai in area riservata la traccia GPS, con le mie note esportate dall’app GeoResQ.

Ultimi prati dopo il villaggio di Serdes e prima di entrare nel bosco.

Scrivo dopo le nevicate pre-olimpiche di inizio febbraio 2026 ma a gennaio, al momento dell’escursione, il paesaggio era asciutto. Per questa volta parto da Serdes, dato che i lavori per la circonvallazione di San Vito di Cadore rendono ancora incerti i percorsi pedonali per passare all’altra riva del fiume Boite.

La valle verso sud poco sotto il Ristorante Rifugio Larin.

Dal ponte di Serdes, raggiungi il villaggio di Serdes, attraversalo e superalo in direzione nord, non verso il Monte Pelmo, non verso il sentiero 470: subito prima della chiesetta di San Rocco dovrai tenere a destra. Oltre gli ultimi pascoli prima del bosco, segui per il sentiero 436, tenendo sempre la destra fino al Ponte dei Scarazés. Poi con breve zig-zag nel bosco raggiungi la vecchia pista di sci e poi il Ristorante Rifugio Larin. Questo è il tratto meno noto dell’itinerario e recentemente è stata aggiornata la segnaletica. Dovresti trovare quindi facilmente il percorso.

Ristorante Rifugio Larin

Cosa cambia in un itinerario escursionistico tra estate e inverno? Così pensavo lungo il cammino. Di solito documento solo escursioni estive.

La Sentinella da San Vito di Cadore
Alpe di Senes

Cambia la luce. L’inclinazione dei raggi solari. Le ore di luce. La luce tesa anche a mezzogiorno. Per un appassionato di fotografia anche luoghi già noti cambiano aspetto.

La Sentinella da San Vito di Cadore
Crocifisso tradizionale con Cima Belprà

Ma mi sono distratto: sei arrivato al Ristorante Rifugio Larin? Con breve tratto di strada asfaltata nel bosco prosegui oltre il Ristorante Rifugio Senes e raggiungi la cappella degli Alpini. Da qui noti benissimo, sulla sinistra, la roccia che si innalza nel bosco: è la Sentinella (vedi foto qui sotto).

La Sentinella da San Vito di Cadore
La cappella degli Alpini

Da qui oltrepassa la cappella sulla destra, prosegui verso nord e dopo pochi passi dopo trovi il sentiero che si distacca dalla strada forestale. Qui trovi un altro segnavia.

È vero che d’inverno ci sono meno ore di luce, ma ho notato che la luce bassa e tesa è perfetta per delle foto ben contrastate, soprattutto al mattino. Nel bosco la luce bassa facilita poi la visione dei dettagli e dei segnavia, il che non guasta.

Sul crinale verso la Sentinella

D’inverno cambia anche la condizione del bosco: se è a prevalenza di latifoglie, come i faggi, la mancanza di fogliame permette una maggiore visibilità dell’itinerario.

La Sentinella da San Vito di Cadore
Primo panorama usciti dal bosco: San Vito e monte Antelao.

Se non c’è neve, il fogliame copre i sentieri che per la frequenza ridotta sono meno visibili. Infatti ad un certo punto ho perso il sentiero. L’ho cercato con l’app GeoResQ: mi ero spostato di pochi metri ma già non mi trovavo più rispetto ai miei ricordi estivi. Uscito dal bosco, si apre il panorama su Antelao e San Vito. Sei quasi sul crinale. Poco dopo un breve slargo, senza piante: c’è una netta svolta a sinistra, verso ovest, ed è bene ricordarsi bene il punto, perchè più d’uno, me compreso, al ritorno, ha proseguito giù dritto, perdendo molto tempo poi per risalire. Ma se tieni d’occhio la traccia GPS non c’è problema.

Monte Pelmo.

Quindi credo che – almeno nel bosco – con la maggiore visibilità invernale sia più facile sia perdersi che trovare scorciatoie.

La Sentinella da San Vito di Cadore
Sul crinale verso la Sentinella.

Sul crinale c’era un po’ di neve. Ottima vista verso il Pelmo, a sud-ovest e qualche scorcio verso nord sulla conca ampezzana. Il nome La Sentinella ricorda proprio che l’altura era un punto di avvistamento, quando dalla parte di Ampezzo potevano arrivare nemici.

La Sentinella da San Vito di Cadore
Sembra il plastico di una montagna con le curve di livello e invece è l’attacco di due rami in un larice rinsecchito.

D’inverno la temperatura cambia e naturalmente occorre vestirsi con l’abbigliamento invernale, a strati. Conseguenza del freddo, cambia anche il terreno. Anche negli inverni poco innevati il ghiaccio può essere in agguato ovunque. Durante questa escursione il terreno sembrava autunnale, con pochi tratti innevati, ma occhio al ghiaccio che è insidioso.

La Sentinella da San Vito di Cadore
Segnavia sulla Sentinella: se prosegui per il sentiero 436 arrivi a Prendera, Mondeval e Passo Giau.

Quindi d’inverno cambia il tipo di luce, il clima evidentemente, il terreno, anche in funzione dell’innevamento. In sintesi, raggiungere la Sentinella da San Vito di Cadore anche d’inverno occupa mezza giornata e riesci a tornare per pranzo. Ricorda: scarponi da escursione e bastoncini.

La luce di un mattino invernale mette in risalto l’effetto dei recenti crolli dalla cima del Marcora.

Mentre scrivo sono iniziate le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, benedette da nevicate in zona Cesarini, ma mentre salivo e guardavo verso la conca ampezzana temevo uno scenario povero di neve. Nel 1951 ci furono fenomenali nevicate durante l’inverno mentre a ridosso delle Olimpiadi invernali di Cortina 1956 mancava la neve. Le mie fonti, residenti in valle nati negli anni ’40 e quindi testimoni diretti, ricordano che furono mandati gli alpini al Passo Giau a raccogliere neve con i badili e portarla sulle piste.

La Sentinella da San Vito di Cadore
Dalla Sentinella vedi emergere da Forcella Forada il Monte Civetta (sulla destra).

Per festeggiare le Olimpiadi, l’apertura delle gallerie a Valle di Cadore e a Tai di Cadore, solo per questa escursione, pubblico in chiaro la scheda tecnica, da oggi anche con traccia GPS. In questo modo anche se non sei iscritto alla newsletter puoi vedere come chiudo il resoconto delle mie escursioni.

Cima Belprà (al centro) e cima Scotèr.

I resoconti delle mie escursioni, alcune semplici altre impegnative, non sono scritti per esperti alpinisti ma per chi ama la montagna e desidera avventure, anche in itinerari nuovi, alla portata delle proprie capacità.

Scheda tecnica dell’escursione a La Sentinella da San Vito di Cadore

Scheda tecnica dell’escursione

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Rifugio Cava Buscada dal Rifugio Maniago e rientro al Rifugio Casera Mela https://www.vacanzedolomiti.com/2025/11/14/rifugio-cava-buscada-dal-rifugio-maniago/ https://www.vacanzedolomiti.com/2025/11/14/rifugio-cava-buscada-dal-rifugio-maniago/?noamp=mobile#respond Fri, 14 Nov 2025 17:18:06 +0000 https://www.vacanzedolomiti.com/?p=3662 Rifugio Cava Buscada dal Rifugio Maniago: è la seconda parte dell’itinerario ad anello in Val Zemola che descrivo in questo articolo. Il rientro è al Rifugio Casera Mela. È un itinerario che ho svolto nel 2022 ma solo ora ho potuto ripescare i miei appunti dal registratore digitale che porto […]

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Rifugio Cava Buscada dal Rifugio Maniago: è la seconda parte dell’itinerario ad anello in Val Zemola che descrivo in questo articolo. Il rientro è al Rifugio Casera Mela.

Rifugio Cava Buscada


È un itinerario che ho svolto nel 2022 ma solo ora ho potuto ripescare i miei appunti dal registratore digitale che porto con me nelle escursioni. Ho riascoltato tante volte i commenti audio che ho fatto durante l’escursione che mi si è stampata nella mente.

Ma in seguito ho letto il libro di Mauro Corona “Nel legno e nella pietra”, che vi consiglio caldamente: è una raccolta di racconti, di cui molti ambientati proprio in Val Zemola. Ho così potuto conoscere la storia della Cava Buscada, dei suoi lavoratori, tra cui lo stesso Mauro Corona.

Sentiero 381

Prima di ripartire dal Rifugio Maniago, quindi, ho guardato la carta topografica: per non rientrare direttamente a Casera Mela per il sentiero 374, quello dell’andata, ho cercato un itinerario alternativo ed ho notato il sentiero 381 che prometteva di mantenere la quota dei 1700 metri già raggiunta e portarci al Rifugio Cava Buscada senza dislivelli e senza grandi sforzi.

La realtà è stata diversa per tre motivi: primo, il tratto fino a Casera Bedin di sopra, anche se gradevole, ombroso, su morbido sentiero nel bosco, presenta diversi saliscendi. Il secondo motivo era che i miei accompagnatori erano vigorosi quindicenni dalle gambe svelte. Il terzo motivo è stato lasciare che fossero loro a dare l’andatura.

Rifugio Cava Buscada
Monte Duranno con cappello di nuvole

Quindi, il sentiero 381 dal Rifugio Maniago in direzione di Casera Bedin di sopra mantiene genericamente la quota sui 1.700 metri, per circa 4 km, ma sale e scende diverse volte. Il sentiero descrive un semicerchio e ci porta finalmente in una radura da cui vediamo nuovamente il Rifugio Maniago. Nei miei appunti cito un nevaietto appena sopra il rifugio (era il mese di luglio 2022) ma nella foto qui sopra in realtà non lo vedo più. C’era molta foschia quel giorno e in questi casi scatto poche foto.

Casera Bedin di sopra

Poco prima di casera Bedin abbiamo incrociato un ruscelletto, utile per ripristinare le scorte di acqua.

Rifugio Cava Buscada
Casera Bedin di sopra m. 1.711.

Casera Bedin non ha servizi, non è gestita, ma è stata ristrutturata come locale di ricovero di emergenza. È dotata di tavolo e di assi letto; intorno c’è una bella radura affacciata sulla Val Zemola. Da qui, specifica la carta topografica Tabacco, c’è una traccia di sentiero che porta in fondo valle passando per Casera Bedin di sotto (non abbiamo percorso questo sentiero, quindi non so dirvi com’è).

Casera Bedin di sopra merita una pausa (così ho spiegato ai miei vigorosi accompagnatori, in realtà volevo riprendere fiato).

Rifugio Cava Buscada

Da qui il sentiero 381 continua – stavolta veramente – in quota fino a incontrare la strada sterrata che dal Rifugio Casera Mela sale al Rifugio Cava Buscada. Basta svoltare a destra e salire. La strada passa attraverso una galleria scavata nella roccia e finalmente siamo a quota 1750 del rifugio Cava Buscada.

Ex cava Buscada

Proseguendo sulla strada, dopo un altro tornante, arriviamo alla ex Cava Buscada, dove sono rimasti blocchi di marmo rosso massi tagliati col filo elicoidale: restano lì a testimonianza del passato.

Rifugio Cava Buscada

Davanti alla cava, bella vista su tutta la Val Zemola e sull’erbosa Palazza. A questo punto è opportuna una citazione dal libro di Mauro Corona:

“Siamo saliti sulla vetta della Palazza. Era di pomeriggio. Sulla cima di calcare bianco, che il lavorio del vento ha reso simile a una mandibola di mostro preistorico, venti camosci guardavano l’orizzonte. Si godevano l’ultimo sole pensando forse alle difficoltà dell’inverno imminente”.

Mauro Corona, Nel legno e nella pietra.
Rifugio Cava Buscada
La roccia di marmo rosso: ce n’era da scavare.

I blocchi di marmo sono piuttosto impressionanti.

Per il rientro al Rifugio Casera Mela consiglio di tornare per la strada sterrata. Per la cronaca, però, non abbiamo seguito il consiglio che do a te, gentile lettore. Eravamo in forze, la giornata era bella, il tempo stabile, avevamo ai piedi scarponi come si deve, bastoncini in mano e gambe ben allenate, e soprattutto non volevamo fare il lungo giro della strada.

Una scorciatoia sconsigliata lungo il percorso della cremagliera

Così ho cercato e trovato il sentiero che scende a zig-zag nel bosco, molto ripido nel primo tratto. Si trova appena davanti alla fontana che c’è prima di scendere al Rifugio Cava Buscada. Nel primo tratto perde rapidamente quota nel bosco, è molto ripido, ma più in basso la pendenza si riduce. In diversi punti si incrociano i resti della cremagliera che i lavoratori di Cava Buscada usavano per portare a valle i blocchi di marmo. Ho notato diverse traversine di larice e anche un tratto di binario in legno.

Mauro Corona in Val Zemola e alla Cava Buscada

Qui mi viene un brivido pensando ad uno dei racconti di Mauro Corona che, una volta, sabotò la cremagliera per vedere come i blocchi di marmo sarebbero scesi a valle in caduta libera! Ti lascio la curiosità di andare a leggere come è andata a finire.
A questo punto, se non hai letto nulla di Mauro Corona e ti piace vivere la montagna anche nella sua storia, ti riassumo da alcune fonti internet un breve profilo della relazione dello scrittore con questi luoghi:

Mauro Corona cita ampiamente la Val Zemola e la Cava Buscada nei suoi scritti, soprattutto riferendosi alla sua esperienza personale come scalpellino nella cava di marmo del Monte Buscada. Nei suoi libri racconta la dura vita lavorativa in quella cava, la cremagliera usata per far scendere i blocchi di marmo, e il legame profondo con la zona e le montagne circostanti, tra cui la Val Zemola e il Rifugio Maniago. Mauro Corona lavorò come manovale a Maniago e successivamente come scalpellino nella cava di marmo del Monte Buscada, descrivendo il duro lavoro e i cambiamenti dovuti all’automazione e alla chiusura della cava negli anni ’80. Nei suoi racconti emergono immagini della cremagliera usata per trasportare i blocchi di marmo e della vita nella cava.

https://www.maurocorona.it/la-vita/

Un motivo in più per tornare in Val Zemola.

Al termine del sentiero nel bosco raggiungiamo la strada sterrata e dopo poco siamo di nuovo al Rifugio Casera Mela. Il tempo totale dell’anello è stato di circa 7 ore, senza difficoltà particolari se non la lunghezza. Tieni conto che siamo partiti da Erto, quindi 40 minuti più a valle, e non dal Rifugio Casera Mela.

Scheda tecnica dell’escursione

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A Paese, Treviso, giovedì 23 ottobre 2025, dalle 16:30 alle 18:30, si terrà il corso pratico e gratuito “Trekking digitale: dalle mappe online ai percorsi offline”. Il corso si terrà solo in presenza presso l’Auditorium Villa Panizza di Paese (TV), in Viale Bernardino Panizza, 6, 31038 Paese TV.

Il docente del corso sarà Enrico Tiziano Belli, Direttore del sito VacanzeDolomiti. com.

Il corso è organizzato da InnovationLab Marca Trevigiana.

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Video: bellezza e sicurezza nelle Dolomiti https://www.vacanzedolomiti.com/2025/08/02/video-bellezza-e-sicurezza-nelle-dolomiti/ https://www.vacanzedolomiti.com/2025/08/02/video-bellezza-e-sicurezza-nelle-dolomiti/?noamp=mobile#respond Sat, 02 Aug 2025 14:18:28 +0000 https://www.vacanzedolomiti.com/?p=3565 Sulla cima del monte Pelmo, Dolomiti, quota 3168, ho registrato un video per parlare di tre argomenti che mi stanno a cuore: bellezza, ambiente montano, sicurezza. È questo che – credo – attragga i tanti visitatori del sito Vacanzedolomiti.com che quest’anno festeggia vent’anni! Sull’argomento sicurezza: il Corpo Nazionale del Soccorso […]

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Sulla cima del monte Pelmo, Dolomiti, quota 3168, ho registrato un video per parlare di tre argomenti che mi stanno a cuore: bellezza, ambiente montano, sicurezza.


È questo che – credo – attragga i tanti visitatori del sito Vacanzedolomiti.com che quest’anno festeggia vent’anni!
Sull’argomento sicurezza: il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino ha riferito che nel 2024 oltre il 25% degli interventi di recupero è stato per persone che non hanno subito nessun infortunio ma non più in grado di continuare da sole. Quindi è importante definire i propri limiti, che poi devono anche confrontarsi con le condizioni esterne come il meteo o le difficoltà dell’itinerario.

E quando la spinta è così forte da tentare di andare oltre i propri limiti? Scopri di più nel video.

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Monte Pelmo via normale https://www.vacanzedolomiti.com/2025/08/01/monte-pelmo-via-normale/ https://www.vacanzedolomiti.com/2025/08/01/monte-pelmo-via-normale/?noamp=mobile#respond Fri, 01 Aug 2025 06:57:04 +0000 1000]]> https://www.vacanzedolomiti.com/?p=3378 Monte Pelmo via normale: descrivo un’ascensione con partenza da Malga Ciauta, pernottamento al Rifugio Venezia e ascensione svolta il 22 luglio 2025 con una guida alpina e altri due compagni. L’ascensione al Monte Pelmo in 80 parole Dal Rifugio Venezia, salita per ghiaione fino a guadagnare l’attacco della cengia di […]

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Monte Pelmo via normale: descrivo un’ascensione con partenza da Malga Ciauta, pernottamento al Rifugio Venezia e ascensione svolta il 22 luglio 2025 con una guida alpina e altri due compagni.

L’ascensione al Monte Pelmo in 80 parole

Dal Rifugio Venezia, salita per ghiaione fino a guadagnare l’attacco della cengia di Ball (esposta). Percorsa la cengia, salita per il vallone lungo il ghiaione; altra breve cengetta e salita per altro tratto di vallone.
Poi si superano dei gradoni. sui 2.800 metri un grande cratere con rocce rosacee-giallastre, dove c’è il nuovo bivacco.
Spostamento sulla spalla ovest a quota 3.000. Panorama sul Pelmetto e vista dall’alto della parete nord. Salita in cresta (alcuni passaggi esposti). Discesa per lo stesso tragitto.

Monte Pelmo via normale in 16 foto

Monte Pelmo via normale
Foto n. 1: all’inizio della cengia di Ball

Torno una seconda volta sulla cima del Pelmo dopo la prima ascensione di quarant’anni fa insieme ai miei zii. Ricordavo genericamente la cengia di Ball con il passaggio chiamato passo del Gatto.

Il rifugio Venezia visto dalla cengia di Ball

Conservavo nella memoria l’aspetto da cratere lunare chiuso su tre lati e aperto verso il vallone in basso. Non ricordavo invece l’ultimo tratto sulla cresta.

Monte Pelmo via normale
La guida ci assicura nei passaggi più pericolosi

Il desiderio di tornare è riemerso guardando le foto panoramiche a 360° dalla cima. Consapevole dei miei limiti, ho chiamato una guida alpina. Piacevole sorpresa: la guida era disponibile.

Monte Pelmo via normale
Guardo indietro un passaggio appena superato sulla cengia di Ball

Nel giorno scelto per ripercorrere la via normale al Monte Pelmo le previsioni erano di tempo bello e stabile: che fortuna! In una settimana dominata dall’instabilità (tutti i giorni controllavo i movimenti della “saccatura atlantica”), le previsioni erano ideali per una ascensione in sicurezza.

Monte Pelmo via normale
Inizio del vallone. Si intravede la cresta sommitale, prima che si alzi la nebbia.

Infatti, il giorno prima un grande temporale aveva bagnato come pulcini gli escursionisti che nel primo pomeriggio erano sui sentieri. Il mio itinerario, invece, è iniziato subito dopo il temporale, quando il sole era già ricomparso e i larici sgocciolavano la pioggia trattenuta tra i rami.

Monte Pelmo via normale
Gli strati rocciosi, che – provvidenzialmente per l’alpinista – si sfasano nella zona centrale, sulle pareti si ricompattano con verticalità perfetta.

La guida ci ha fatto procedere in “conserva stretta”, una modalità che non avevo mai sperimentato: imbragati e – nei tratti esposti – assicurati agli split (chiodi fissi con anello) che sono installati in alcuni passaggi difficili. Questa modalità mi ha incuriosito e fatto riflettere. Alla fine, seduti al rifugio davanti a una birra, mi sono fatto spiegare meglio questa tecnica dalla guida Andrea Fusari che ci ha condotto lungo tutto l’itinerario con professionalità e serenità.

Un’altra immagine dei gradoni.

Non aspettarti qui una descrizione tecnico-alpinistica dell’itinerario: troverai collegamenti ad altre ottime relazioni, anche con video, nella scheda tecnica. Tento qui di tratteggiare una sintesi per immagini della via normale al Monte Pelmo.

Il Pelmo è una delle mie montagne preferite: già dal fondovalle si presenta con quattro aspetti diversi, uno per ogni punto cardinale. La parete nord, vista dalla Val Fiorentina; un parallelepipedo, vista da ovest, dalla val di Zoldo; il “catino” o “caregon del Signor”, vista da sud; la parete est, da San Vito di Cadore. Sembrano quattro montagne diverse. La posizione isolata e distante da tutti gli altri gruppi dolomitici favorisce visuali con continui cambi di prospettiva, a 360°, senza interruzione.

Superamento dei gradoni nella discesa: la foto rende bene la pendenza del vallone.

L’ascensione offre scenari ancora diversi. La cengia: percorri in orizzontale una sfasatura tra gli strati rocciosi che fanno da base alla montagna e separano il vallone dai versanti ghiaiosi, pascoli e boschi sottostanti. Da non sottovalutare, della cengia, l’esposizione nel vuoto. Notevole il panorama verso sud, fino alla piana del Cansiglio. Il vallone (il fondale di un antico atollo, se non ho capito male dai miei amici geologi), con pendenze significative. I gradoni, da superare a zig zag, mentre sulle spalle laterali si sovrappongono in verticale.

Monte Pelmo via normale
La cima con il nuovo bivacco, installato nel settembre 2024 a quota 2.836 metri

Infine il cratere superiore, con il nuovo bivacco, e il cambio di colore delle rocce. Infine, la spalla ovest, con la vista sul Pelmetto, e la cresta finale con la cima.

Monte Pelmo via normale
Rocce rosacee-giallastre nel cratere sommitale

Come ho scritto sopra, il tempo previsto era bello stabile, tuttavia nel vallone inferiore ad un certo punto si è alzata una nebbia fitta. Avevo cercato di valutare la difficoltà dell’ascensione sulla base del dislivello di 1.300 m dal Rifugio Venezia. Tuttavia mi sono convinto che il dislivello non dice tutta la difficoltà dell’itinerario: occorre considerare altri elementi come l’altitudine, la difficoltà tecnica e il meteo, che in montagna cambia rapidamente.

Monte Pelmo via normale
Ultimo tratto dalla spalla ovest alla cima lungo la cresta sommitale.

Confronto tra via normale al Monte Pelmo e via normale all’Antelao

Tema delle conversazioni in rifugio e durante l’ascensione è stato proprio valutare la difficoltà confrontandola con altre vie normali. La domanda classica è se sia più facile la via normale al Monte Pelmo o la via normale all’Antelao.

Sulla base dei miei ricordi sbiaditi (Antelao via normale 2005, Pelmo circa 1985) avrei detto più facile la via normale al monte Pelmo, senza alcun dubbio. Tuttavia, mentre affrontavo la cengia di Ball la seconda volta, scendendo, questo pensiero ha cominciato a sgretolarsi.

A quota 2.800 metri, nel cratere superiore, la spalla est.

Per fortuna è stata l’unica cosa sgretolarsi durante la giornata perché il Pelmo è rimasto bello compatto sotto i miei piedi e di questo gli sono molto grato.

Non era così rassicurante l’impressione che mi aveva dato la sera prima quando, scollinando il Col del Fer, in vista del Rifugio Venezia, ho sentito degli scrosci molto rumorosi che scendevano lungo le rocce. Dalla gerente del Rifugio, che ho intervistato più tardi, ho saputo che durante i temporali questi scarichi sono anche più numerosi e rumorosi.

Cima del Monte Pelmo; sullo sfondo gruppo del Sorapìss con Croda Marcora.

Terminata la pioggia, il mattino dopo tutto era ritornato silenzioso e tranquillo, tanto che nella salita non abbiamo notato tracce del maltempo dei giorni precedenti.

Con i compagni ho confrontato i gradoni del Pelmo con quelli della via normale alla Tofana di Rozes, ma la somiglianza termina qui. La via normale alla Tofana di Rozes non ha i passaggi tecnicamente più complicati che presenta la via normale al Monte Pelmo. Concludo queste osservazioni rimandando ad altri esperti alpinisti ulteriori approfondimenti. Se qualuno volesse, c’è lo spazio per commentare o fare precisazioni qui sotto.

Preparazione per il Monte Pelmo

Vorrei citare anche la differenza tra la preparazione e l’esecuzione dell’ascensione. Mi ero preparato con cura, per esempio, l’attrezzatura fotografica e speravo in un cielo terso sulla cima per spettacolari foto panoramiche. Invece, abbiamo trovato nuvole in rapido movimento. Non solo: durante l’ascensione il mio corpo mi diceva di concentrarmi sul percorso e non sulle foto.

In alcuni punti ho sentito di essere molto vicino ai miei limiti: nel vallone inferiore, quando il nebbione ci ha circondato e accompagnato fino al bivacco; prima della cresta finale; al passo del Gatto, che mi ha richiesto più energia al ritorno che all’andata.

La soddisfazione della conquista della cima è stata quindi grandissima, e premiata dal sole: arrivati sulla spalla ovest già si aprivano squarci di verdi vallate tra le nuvole che velocissime aprivano e chiudevano finestre sulle valli sottostanti.

Aggiungo qui una citazione dal sito Gulliver che ben descrive, secondo me, il livello di difficoltà:

La via è quindi considerata particolarmente insidiosa (specie in caso di brutto tempo, tutt’altro che inusuale in quest’area), sia per alcuni passaggi molto esposti presenti lungo la cengia (uno per tutti, il famosissimo “Passo del Gatto”) e in cresta, sia per i suoi numerosi, anche se brevi, tratti di arrampicata (II+) che ne fanno un percorso adatto ad escursionisti esperti, dotati di un minimo di familiarità con l’alpinismo.

Gulliver. it
Panorama verso nord: al centro la Val Fiorentina, incorniciata dalle nuvole.

Dalla cima del Pelmo mi affascina osservare il cratere superiore, che, per cambio di pendenza, impedisce la vista del vallone inferiore. Questo mi ha fatto pensare alla diversa prospettiva che ha l’osservatore dal fondovalle. Guardando il Pelmo da sud infatti non avevo mai notato questo cambio di pendenza.

Curiosità notata dalla cima sulla spalla ovest: un piccolo laghetto di fusione in uno dei numerosi anfratti rocciosi dove si conservano dei piccoli nevai.

Piccolo nevaio con laghetto di fusione, quota 3.000. Sullo sfondo la spalla est.

Con questa ascensione festeggio i 20 anni del sito VacanzeDolomiti.com e torno sul tema della sicurezza in montagna.

Sulla cima del Monte Pelmo, Dolomiti, m. 3.168.

Il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino ha calcolato che nel 2024 oltre il 25% degli interventi di soccorso è stato causato da “incapacità durante l’attività svolta”. In altre parole, più di un quarto degli escursionisti sono stati recuperati non perché infortunati ma perché non erano in grado di proseguire sull’itinerario che loro stessi avevano scelto. Non è quindi fuori luogo cercare di definire le proprie capacità di escursionisti in montagna nel modo più oggettivo – e prudente – possibile.

Certo, quando avviene un infortunio, può essere inevitabile chiamare il soccorso. È accaduto anche a me, ma ne tratterò in un altro articolo.

Scheda tecnica dell’escursione

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