Dislivello > 1000 Archivi - VacanzeDolomiti.com https://www.vacanzedolomiti.com/category/escursioni-dolomiti/escursioni-dolomiti-dislivello-piu-di-1000-metri/ Prepara la tua escursione con noi Fri, 11 Sep 2026 14:50:05 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.5.10 https://www.vacanzedolomiti.com/wp-content/uploads/2017/05/cropped-vacanze_dolomiti_logo_300-3-32x32.jpg Dislivello > 1000 Archivi - VacanzeDolomiti.com https://www.vacanzedolomiti.com/category/escursioni-dolomiti/escursioni-dolomiti-dislivello-piu-di-1000-metri/ 32 32 Da San Vito al Rifugio Palmieri https://www.vacanzedolomiti.com/2026/06/19/da-san-vito-al-rifugio-palmieri/ Fri, 19 Jun 2026 11:01:21 +0000 1000]]> https://www.vacanzedolomiti.com/?p=4065 Da San Vito al Rifugio Palmieri: rara, se non unica, recensione – con traccia gps – dell’affascinante percorso lungo il sentiero 457 dal ponte di Geralba, a Chiappuzza di San Vito di Cadore, al Rifugio Palmieri e lago Fedéra sotto la Croda da Lago. 4 ore e mezza da solo, Leggi tutto

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Da San Vito al Rifugio Palmieri: rara, se non unica, recensione – con traccia gps – dell’affascinante percorso lungo il sentiero 457 dal ponte di Geralba, a Chiappuzza di San Vito di Cadore, al Rifugio Palmieri e lago Fedéra sotto la Croda da Lago.

4 ore e mezza da solo, nel bosco. Uno scoiattolo. Una marmotta. Bosco di faggi e abeti, poi abeti e larici. Acque fresche e allegre per riempire la borraccia. Nessuno intorno. Ad un certo punto, una radura, un guado e i versanti nord delle Rocchette come non li avevo mai visti. Infine, un ampio pascolo in quota, un largo panorama ed il bosco fatato del Monte de Fedéra.

Per il Rifugio Palmieri passa anche l’itinerario che ho descritto nell’escursione Giro della Croda da Lago per Val de Formìn, Forcella Formìn, Forcella Ambrizzola e Rifugio Palmieri.

Da San Vito al Rifugio Palmieri
Croda da Lago emerge dal bosco di larici.

Nella mia ricerca di percorsi poco frequentati ora posso senz’altro aggiungere il sentiero 457. Infatti, non solo non ho trovato nessuno lungo il percorso (metà giugno), ma nemmeno ho trovato altre recensioni di questo itinerario. Non perderti la traccia Gps che trovi nella scheda tecnica, con 40 punti notevoli ed altre 13 foto.

Da San Vito al Rifugio Palmieri: inizio dell’itinerario

Raggiungi in auto la frazione di Chiappuzza a San Vito di Cadore, oltrepassa l’abitato lungo il Boite fino al grande parcheggio sterrato (gratuito) nei pressi del Ponte di Geralba (trovi il punto esatto nella mappa nella scheda tecnica). Attraversa il ponte e continua sulla strada forestale che ho descritto nell’escursione “Dal Ponte di Geralba al Lago di Pianozes: a piedi da San Vito di Cadore a Cortina d’Ampezzo“. Poco dopo invece prendi a sinistra il bivio per sentiero 459 e sentiero 457 verso il Rifugio Palmieri.

Da San Vito al Rifugio Palmieri
Pian de i Mosìte

Al bivio, in corrispondenza di un ponte in legno, a sinistra andresti verso il Taulà de la Frates, quindi sul versante sud delle Rocchette. Svolta invece a destra e prosegui oltre il ponte sul sentiero 457. Così aggirerai la propaggine est delle Rocchette e ti porterai sul loro versante nord.

Fino a quota 1.300 circa percorri una strada forestale che sale con decise pendenze nel bosco, in direzione ovest. Alle tue spalle la Croda Marcora. Ad un certo punto dalla strada si dirama il sentiero, ed il bivio non è ben segnalato. Trovi il punto indicato nella traccia Gps nella scheda tecnica.

Arrivato quasi a quota 1.600 si attenua la pendenza ed inizia un trasferimento in quota nel bosco; con breve tratto sotto le rocce attraversi una brevissima cengietta sotto il Becolongo. Questa parte nel bosco è molto gradevole e meno faticosa della prima parte; arrivi fino a quota 1.650, poi scendi fino a quota 1.580 all’incrocio con il sentiero 427 che sale da Socol.

Da San Vito al Rifugio Palmieri
Rocchette Cianpolòngo (a sinistra) e Sorarù

Da qui nuovo cambio di direzione e riprendi a salire in direzione ovest sul fondo di un vallone, in un rado bosco, che non sembra molto frequentato: in tre punti diversi ho trovato tre tronchi caduti sul sentiero. Li superi agevolmente ma è un segnale della poca manutenzione dovuta – credo – alla scarsa frequentazione.

La caratteristica affascinante di questo sentiero è l’avvicinamento al versante nord delle Rocchette di Cianpolòngo e di Sorarù che da questo parte mi ricordano le forme delle Dolomiti di Brenta, con strati inclinati e torrioni. Il panorama si arricchisce quindi quando esci dal bosco a quota 1.818 in località Pian de i Mosìte. Vicino un allegro ruscelletto dove cui riempire le borracce.

Da San Vito al Rifugio Palmieri
Curiosa l’analogia nella direzione degli stradi dell’Antelao (al centro) e della Zigar de ra Rochéta (a destra).

Da San Vito al Rifugio Palmieri: il punto più panoramico

Dopo breve canalino percorso in direzione nord, con una nuova fresca sorgente, sbuchi su un pianoro erboso a quota 2.040.

Ampio panorama sui versanti nord delle Rocchette Cianpolòngo, Sorarù e Ruoibes, sul Cristallo, Croda Rossa, Sorapìs e Antelao.

L’estesa radura erbosa si prolunga fino a forcella Sòn Forcia: cammini quindi su erba per largo tratto.

Da San Vito al Rifugio Palmieri

Dopo la forcella, il sentiero si immerge nel bosco di larici di Monte de Fedéra e con diversi saliscendi, anche infilandosi in larghe trincee rocciose, attraversando un paio di radure arrivi finalmente in vista della Croda da Lago che spunta sopra i larici.

Monte Cristallo (a sinistra) e Sorapìss (a destra)

L’itinerario è stato lungo e impegnativo. Per abbreviare il ritorno ci sono due possibilità: verso il Ponte de Rucurto oppure per malga Fedéra e giù fino alla frazione di Campo, Cortina d’Ampezzo.

Scelgo quest’ultima: perlopiù strada asfaltata, ma con diversi tratti sentiero nel bosco. Sono ben segnati per chi sale, mentre in discesa non li vedo proprio. Da notare, nella discesa, diramazioni per le Gòres de Federa e, a quota 1300 m, un’ottima sorgente chiamata “acqua benedetta”. L’itinerario termina infine al lago di Pianozes. Dal lago di Pianozes puoi ritornare al punto di partenza percorrendo a ritroso l’itinerario Dal Ponte di Geralba al Lago di Pianozes: a piedi da San Vito di Cadore a Cortina d’Ampezzo. Questa volta però non ho tempo né energie: scendo alla frazione di Campo, dove mi raggiunge un’auto che mi riporterà al parcheggio di Geralba.

Un controluce sul Becco di Mezzodì

Scheda tecnica dell’escursione

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Monte Pelmo via normale https://www.vacanzedolomiti.com/2025/08/01/monte-pelmo-via-normale/ https://www.vacanzedolomiti.com/2025/08/01/monte-pelmo-via-normale/?noamp=mobile#respond Fri, 01 Aug 2025 06:57:04 +0000 1000]]> https://www.vacanzedolomiti.com/?p=3378 Monte Pelmo via normale: descrivo un’ascensione con partenza da Malga Ciauta, pernottamento al Rifugio Venezia e ascensione svolta il 22 luglio 2025 con una guida alpina e altri due compagni. L’ascensione al Monte Pelmo in 80 parole Dal Rifugio Venezia, salita per ghiaione fino a guadagnare l’attacco della cengia di Leggi tutto

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Monte Pelmo via normale: descrivo un’ascensione con partenza da Malga Ciauta, pernottamento al Rifugio Venezia e ascensione svolta il 22 luglio 2025 con una guida alpina e altri due compagni.

L’ascensione al Monte Pelmo in 80 parole

Dal Rifugio Venezia, salita per ghiaione fino a guadagnare l’attacco della cengia di Ball (esposta). Percorsa la cengia, salita per il vallone lungo il ghiaione; altra breve cengetta e salita per altro tratto di vallone.
Poi si superano dei gradoni. sui 2.800 metri un grande cratere con rocce rosacee-giallastre, dove c’è il nuovo bivacco.
Spostamento sulla spalla ovest a quota 3.000. Panorama sul Pelmetto e vista dall’alto della parete nord. Salita in cresta (alcuni passaggi esposti). Discesa per lo stesso tragitto.

Monte Pelmo via normale in 16 foto

Monte Pelmo via normale
Foto n. 1: all’inizio della cengia di Ball

Torno una seconda volta sulla cima del Pelmo dopo la prima ascensione di quarant’anni fa insieme ai miei zii. Ricordavo genericamente la cengia di Ball con il passaggio chiamato passo del Gatto.

Il rifugio Venezia visto dalla cengia di Ball

Conservavo nella memoria l’aspetto da cratere lunare chiuso su tre lati e aperto verso il vallone in basso. Non ricordavo invece l’ultimo tratto sulla cresta.

Monte Pelmo via normale
La guida ci assicura nei passaggi più pericolosi

Il desiderio di tornare è riemerso guardando le foto panoramiche a 360° dalla cima. Consapevole dei miei limiti, ho chiamato una guida alpina. Piacevole sorpresa: la guida era disponibile.

Monte Pelmo via normale
Guardo indietro un passaggio appena superato sulla cengia di Ball

Nel giorno scelto per ripercorrere la via normale al Monte Pelmo le previsioni erano di tempo bello e stabile: che fortuna! In una settimana dominata dall’instabilità (tutti i giorni controllavo i movimenti della “saccatura atlantica”), le previsioni erano ideali per una ascensione in sicurezza.

Monte Pelmo via normale
Inizio del vallone. Si intravede la cresta sommitale, prima che si alzi la nebbia.

Infatti, il giorno prima un grande temporale aveva bagnato come pulcini gli escursionisti che nel primo pomeriggio erano sui sentieri. Il mio itinerario, invece, è iniziato subito dopo il temporale, quando il sole era già ricomparso e i larici sgocciolavano la pioggia trattenuta tra i rami.

Monte Pelmo via normale
Gli strati rocciosi, che – provvidenzialmente per l’alpinista – si sfasano nella zona centrale, sulle pareti si ricompattano con verticalità perfetta.

La guida ci ha fatto procedere in “conserva stretta”, una modalità che non avevo mai sperimentato: imbragati e – nei tratti esposti – assicurati agli split (chiodi fissi con anello) che sono installati in alcuni passaggi difficili. Questa modalità mi ha incuriosito e fatto riflettere. Alla fine, seduti al rifugio davanti a una birra, mi sono fatto spiegare meglio questa tecnica dalla guida Andrea Fusari che ci ha condotto lungo tutto l’itinerario con professionalità e serenità.

Un’altra immagine dei gradoni.

Non aspettarti qui una descrizione tecnico-alpinistica dell’itinerario: troverai collegamenti ad altre ottime relazioni, anche con video, nella scheda tecnica. Tento qui di tratteggiare una sintesi per immagini della via normale al Monte Pelmo.

Il Pelmo è una delle mie montagne preferite: già dal fondovalle si presenta con quattro aspetti diversi, uno per ogni punto cardinale. La parete nord, vista dalla Val Fiorentina; un parallelepipedo, vista da ovest, dalla val di Zoldo; il “catino” o “caregon del Signor”, vista da sud; la parete est, da San Vito di Cadore. Sembrano quattro montagne diverse. La posizione isolata e distante da tutti gli altri gruppi dolomitici favorisce visuali con continui cambi di prospettiva, a 360°, senza interruzione.

Superamento dei gradoni nella discesa: la foto rende bene la pendenza del vallone.

L’ascensione offre scenari ancora diversi. La cengia: percorri in orizzontale una sfasatura tra gli strati rocciosi che fanno da base alla montagna e separano il vallone dai versanti ghiaiosi, pascoli e boschi sottostanti. Da non sottovalutare, della cengia, l’esposizione nel vuoto. Notevole il panorama verso sud, fino alla piana del Cansiglio. Il vallone (il fondale di un antico atollo, se non ho capito male dai miei amici geologi), con pendenze significative. I gradoni, da superare a zig zag, mentre sulle spalle laterali si sovrappongono in verticale.

Monte Pelmo via normale
La cima con il nuovo bivacco, installato nel settembre 2024 a quota 2.836 metri

Infine il cratere superiore, con il nuovo bivacco, e il cambio di colore delle rocce. Infine, la spalla ovest, con la vista sul Pelmetto, e la cresta finale con la cima.

Monte Pelmo via normale
Rocce rosacee-giallastre nel cratere sommitale

Come ho scritto sopra, il tempo previsto era bello stabile, tuttavia nel vallone inferiore ad un certo punto si è alzata una nebbia fitta. Avevo cercato di valutare la difficoltà dell’ascensione sulla base del dislivello di 1.300 m dal Rifugio Venezia. Tuttavia mi sono convinto che il dislivello non dice tutta la difficoltà dell’itinerario: occorre considerare altri elementi come l’altitudine, la difficoltà tecnica e il meteo, che in montagna cambia rapidamente.

Monte Pelmo via normale
Ultimo tratto dalla spalla ovest alla cima lungo la cresta sommitale.

Confronto tra via normale al Monte Pelmo e via normale all’Antelao

Tema delle conversazioni in rifugio e durante l’ascensione è stato proprio valutare la difficoltà confrontandola con altre vie normali. La domanda classica è se sia più facile la via normale al Monte Pelmo o la via normale all’Antelao.

Sulla base dei miei ricordi sbiaditi (Antelao via normale 2005, Pelmo circa 1985) avrei detto più facile la via normale al monte Pelmo, senza alcun dubbio. Tuttavia, mentre affrontavo la cengia di Ball la seconda volta, scendendo, questo pensiero ha cominciato a sgretolarsi.

A quota 2.800 metri, nel cratere superiore, la spalla est.

Per fortuna è stata l’unica cosa sgretolarsi durante la giornata perché il Pelmo è rimasto bello compatto sotto i miei piedi e di questo gli sono molto grato.

Non era così rassicurante l’impressione che mi aveva dato la sera prima quando, scollinando il Col del Fer, in vista del Rifugio Venezia, ho sentito degli scrosci molto rumorosi che scendevano lungo le rocce. Dalla gerente del Rifugio, che ho intervistato più tardi, ho saputo che durante i temporali questi scarichi sono anche più numerosi e rumorosi.

Cima del Monte Pelmo; sullo sfondo gruppo del Sorapìss con Croda Marcora.

Terminata la pioggia, il mattino dopo tutto era ritornato silenzioso e tranquillo, tanto che nella salita non abbiamo notato tracce del maltempo dei giorni precedenti.

Con i compagni ho confrontato i gradoni del Pelmo con quelli della via normale alla Tofana di Rozes, ma la somiglianza termina qui. La via normale alla Tofana di Rozes non ha i passaggi tecnicamente più complicati che presenta la via normale al Monte Pelmo. Concludo queste osservazioni rimandando ad altri esperti alpinisti ulteriori approfondimenti. Se qualuno volesse, c’è lo spazio per commentare o fare precisazioni qui sotto.

Preparazione per il Monte Pelmo

Vorrei citare anche la differenza tra la preparazione e l’esecuzione dell’ascensione. Mi ero preparato con cura, per esempio, l’attrezzatura fotografica e speravo in un cielo terso sulla cima per spettacolari foto panoramiche. Invece, abbiamo trovato nuvole in rapido movimento. Non solo: durante l’ascensione il mio corpo mi diceva di concentrarmi sul percorso e non sulle foto.

In alcuni punti ho sentito di essere molto vicino ai miei limiti: nel vallone inferiore, quando il nebbione ci ha circondato e accompagnato fino al bivacco; prima della cresta finale; al passo del Gatto, che mi ha richiesto più energia al ritorno che all’andata.

La soddisfazione della conquista della cima è stata quindi grandissima, e premiata dal sole: arrivati sulla spalla ovest già si aprivano squarci di verdi vallate tra le nuvole che velocissime aprivano e chiudevano finestre sulle valli sottostanti.

Aggiungo qui una citazione dal sito Gulliver che ben descrive, secondo me, il livello di difficoltà:

La via è quindi considerata particolarmente insidiosa (specie in caso di brutto tempo, tutt’altro che inusuale in quest’area), sia per alcuni passaggi molto esposti presenti lungo la cengia (uno per tutti, il famosissimo “Passo del Gatto”) e in cresta, sia per i suoi numerosi, anche se brevi, tratti di arrampicata (II+) che ne fanno un percorso adatto ad escursionisti esperti, dotati di un minimo di familiarità con l’alpinismo.

Gulliver. it
Panorama verso nord: al centro la Val Fiorentina, incorniciata dalle nuvole.

Dalla cima del Pelmo mi affascina osservare il cratere superiore, che, per cambio di pendenza, impedisce la vista del vallone inferiore. Questo mi ha fatto pensare alla diversa prospettiva che ha l’osservatore dal fondovalle. Guardando il Pelmo da sud infatti non avevo mai notato questo cambio di pendenza.

Curiosità notata dalla cima sulla spalla ovest: un piccolo laghetto di fusione in uno dei numerosi anfratti rocciosi dove si conservano dei piccoli nevai.

Piccolo nevaio con laghetto di fusione, quota 3.000. Sullo sfondo la spalla est.

Con questa ascensione festeggio i 20 anni del sito VacanzeDolomiti.com e torno sul tema della sicurezza in montagna.

Sulla cima del Monte Pelmo, Dolomiti, m. 3.168.

Il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino ha calcolato che nel 2024 oltre il 25% degli interventi di soccorso è stato causato da “incapacità durante l’attività svolta”. In altre parole, più di un quarto degli escursionisti sono stati recuperati non perché infortunati ma perché non erano in grado di proseguire sull’itinerario che loro stessi avevano scelto. Non è quindi fuori luogo cercare di definire le proprie capacità di escursionisti in montagna nel modo più oggettivo – e prudente – possibile.

Certo, quando avviene un infortunio, può essere inevitabile chiamare il soccorso. È accaduto anche a me, ma ne tratterò in un altro articolo.

Scheda tecnica dell’escursione

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Anello Serdes Malga Prendera https://www.vacanzedolomiti.com/2024/07/14/anello-serdes-malga-prendera/ https://www.vacanzedolomiti.com/2024/07/14/anello-serdes-malga-prendera/?noamp=mobile#respond Sun, 14 Jul 2024 02:00:00 +0000 1000]]> https://www.vacanzedolomiti.com/?p=2877 Anello Serdes Malga Prendera: 6 ore e mezza di cammino e oltre 1.110 metri di dislivello, senza rifugi di appoggio, su sentieri immeritatamente poco frequentati. Le acque che scendono dalle Rocchette e dal versante Nord del monte Pelmo verso est fino al Boite, tra Chiappuzza, Serdes e Villanova, attraversano catini Leggi tutto

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Anello Serdes Malga Prendera: 6 ore e mezza di cammino e oltre 1.110 metri di dislivello, senza rifugi di appoggio, su sentieri immeritatamente poco frequentati.

Taulà de la Ruòibes, quota 1.870. Sullo sfondo la Rocchetta de la Ruòibes.

Le acque che scendono dalle Rocchette e dal versante Nord del monte Pelmo verso est fino al Boite, tra Chiappuzza, Serdes e Villanova, attraversano catini erbosi di alta quota, un tempo pascoli, e segnano diverse vallette che scorrono quasi parallele tra creste boscose. Partendo dal fondo, da Serdes di San Vito di Cadore, diversi sentieri salgono ai pascoli di un tempo, alcuni percorrendo vallette ombrose, altri restando sulle creste o costeggiando la base delle Rocchette.

Panorama sul Monte Pelmo da quota 1.300 sul sentiero 455.

Il sentiero 455 si dirama dalla stradina asfaltata che da Serdes porta verso i laghetti di Polentaia ma il punto di partenza per questa escursione ad anello è Serdes, villaggio di San Vito di Cadore. Raggiungi la piazzetta con la chiesa di San Rocco e la fontana, e con le spalle alla chiesa, prendi la strada sterrata più a sinistra. All’inizio della strada trovi una tabella segnavia. Dopo la prima breve salita c’è un bivio: prendi a destra.
Poco dopo, il bivio per il sentiero 455 non è segnalato: si individua sulla destra dopo un ruscelletto con una corta staccionata; la quota esatta è 1.040 metri. Il segnavia, senza numero, è visibile pochi metri avanti nel sentiero.
La prima parte sale con pendenze alternate, ripide e moderate, è una larga traccia nel bosco, dell’ampiezza di un carro (sì, un tempo salivano e scendevano i carri che portavano a fondovalle il fieno raccolto nei pascoli alti). In alcuni tratti la traccia si sdoppia perché era a doppio senso di marcia: la “ria guòita” (ovvero vuota) era per i carri che salivano scarichi, mentre la “ria piena” era per quelli carichi di fieno che scendevano dagli alpeggi. Immaginatevi se era fattibile gestire gli incroci. Meglio due vie.

Un’immagine del sentiero 455 che sale nel bosco di larici, faggi e abeti.

Questa prima parte è ombrosa, con il fondo terroso e spesso fangoso. Più in alto il bosco è più rado e aperto, luminoso, gradevole. Vi sono diverse alternanze di tratti ripidi e in moderata salita, con fondo di foglie di faggio.
Poco sopra quota 1300 il sentiero scollina: sei ora in località Polentaia. Il sentiero prosegue in cresta nel bosco con vista sul Pelmo e sulla conca di Polentaia, fitta di vegetazione.

Sulla sinistra, guadagni una vista dall’alto della recente frana di Tiera che interessa il tratto del sentiero 468 tra la località Ponte della Madonna a Villanova di Borca e “località ignota”.

Il CAI di San Vito scrive infatti che:

“a seguito dello smottamento dell’intero versante in località Sote Tiera, il Sindaco di Borca ha emesso l’ordinanza n. 8 del 06.07.2023 di chiusura, a veicoli e pedoni, della strada (in parte divelta) dalla località Ponte della Madonna (subito dopo il parcheggio del capitello di Tiera  dove diparte anche la strada per Ciauta) a località ignota; salvo ulteriori verifiche degli esperti e autorità competenti, non dovrebbero essere interessati i sentieri CAI 468 e 470 nel tratto ove si sovrappongono, tra il bivio per Serdes, la grotta della Madonna e il parcheggio “alto” di Tiera. “

Dal sito del Cai di San Vito di Cadore

Poco sopra quota 1550 un bivio: prendi a sinistra il sentiero che attraversa il versante rivolto a sud (l’altra traccia invece sale ripida verso destra). Poco dopo il bivio, un torrentello e un piccolo guado.

Il bivio con il sentiero 458 a quota 1.550.

Poco dopo un altro tratto paludoso trovi l’incrocio con il sentierio 458: qui dovrai tenere la sinistra, prendendo quindi il sentiero 458. Se andassi invece a destra per il sentiero 455, saliresti verso il Taulà de Ciampe e, più su ancora, raggiungeresti il sentiero 436: potresti così accorciare di molto l’anello ma ti perderesti la parte più panoramica di questo anello Serdes Malga Prendera.

Un dettaglio delle tabelle segnavia al bivio con il sentiero 458.

Più avanti, uno slargo sassoso: qui incontri il Ru de Faòn che scende dalle Rocchette. Un secondo bivio da cui si dirama in direzione sud il sentiero 469 in direzione del Ponte Intra Les Aghes, Forcella Forada o Villanova. Resta sul sentiero 458, tenendo la destra, per la Val de Busèla; resterai così sulla riva sinistra orografica del Ru de Faòn.

anello Serdes Malga Prendera
La tabella segnavia a quota 1.552 all’incrocio con il Ru de Faòn; prosegui lungo il sentiero 458 e incontrerai poi il 467 e il 436 lungo l’anello Serdes Malga Prendera.

L’erba è un po’ alta, il sentiero non è molto frequentato ma basta osservare con attenzione per notare i segnavia, ora più frequenti, a volte numerati. Adesso sei fuori dal bosco e ti puoi orientare a vista. Un paio di frane sul versante del torrente minacciano la traccia del sentiero che è stato spostato più a monte.

A quota 1650 circa si guada il torrente. Tieni d’occhio l’altro versante per scorgere il segnavia dalla parte opposta. Qui il fondo per scendere al torrente e risalire sull’altro versante forse meriterebbe un po’ di manutenzione. Qualche segnavia su palo rischia di non essere visibile per l’erba alta.
Guadato il torrente continua a salire in direzione ovest sul versante destro dello stesso torrente. Senza accorgertene ti trovi di nuovo il ruscello a sinistra, ma non temere, è un altro ruscello!

Taulà de la Ruòibes.

Ora è visibile il Taulà de la Ruoibes: punta in quella direzione. È un possibile ricovero in caso di maltempo: chiuso con semplice catenaccio, è costituito da due grandi locali (quello al piano superiore con fieno), ed un locale per cucinare.

Pascoli di quota e, sullo sfondo, il Monte Antelao.

Fino a qui hai attraversato molti ruscelletti. Da qui in poi non troverai più acqua fino quasi a Senes, alla chiusura dell’anello. Meglio rifornirsi. Questa informazione è valida naturalmente per i primi di settembre, in altre stagioni i ruscelli potrebbero sgorgare più in alto.

Dal Taulà de la Ruòibes verso forcella Roàn.

Punta verso ovest per radure, spalle erbose, tratti paludosi, descrivendo due mezzi giri alternati, uno a sinistra ed uno a destra, e arrivi in Forcella Roàn, quota 1.995.

Salendo dal Taulà de la Ruòibes, verso nord: pascoli e due Rocchette: a sinistra Prendera e a destra de la Ruòibes.

Da forcella Roàn a Malga Prendera c’è una larga strada – sentiero 467 – già descritta nell’escursione dal Passo Staulanza a Malga Prendera. Un solo tratto ripido, poi una serpentina in dolce pendenza e arrivi alla Malga, che è chiusa.

Sentiero 467 verso Malga Prendera.
Gruppo del Civetta visto dal sentiero 467.

Da Malga Prendera cerca la traccia 436. Se non vedi i segnavia, guarda verso est sul crinale e noterai alla tua stessa quota il palo segnavia.

Raggiunto il crinale prosegui in quota, con saliscendi, tratti sassosi alternati a terrosi in mezzo a fitte macchie di pino mugo.

Radure con parete nord del Monte Pelmo.

Ti osservano le Rocchette sulla sinistra, la parete nord del Pelmo a destra, in fondo a est il monte Antelao con il gruppo del Sorapìss e la Croda Marcora.

Attraversi qualche circo ghiaioso e un letto di torrente in secca molto scavato dove dovrai scendere sul fondo e risalire cercando la parte più agevole. Anche qui forse sarebbe meglio migliorare la segnaletica.

Un tratto del sentiero 436 alla base delle Rocchette, con una colata di ghiaia che ha invaso il sentiero.

In località Sorarù a quota 1997 trovi l’incrocio con il sentiero 455, con relativa tabella segnavia. Il 458 scende verso il Taulà de Ciampe e il Taulà de la Regoiétes.

Vista dal sentiero 436 verso sud. Sullo sfondo, al centro, il Monte Rite.

Anche in questo punto potresti accorciare l’anello Serdes Malga Prendera, per arrivare a Senes tramite sentiero 455 e 458 senza passare per il monte Sentinella. Tuttavia ti perderesti uno dei tratti più panoramici di questo anello Serdes Malga Prendera.

Continua dunque sul 436 e raggiungi un’ampia radura a quota 1.950 circa, in località Cianpolongo.

Cianpolongo: ampie radure intorno a quota 1.900.

Da qui il sentiero perde rapidamente quota a zig zag fino ai 1.715 di località Taulà de la Frates. È una radura erbosa dove si distacca il sentiero 459 che scende a Chiappuzza. Attraversa invece la radura verso sud e al limitare ritrovi i segnavia del sentiero 436.

Ora ti trovi di nuovo in una delle sorprendenti creste di questo anello, in un bosco diradato dagli schianti di Vaia e fortunatamente ripristinato per un’ottima percorribilità. Dico cresta soprendente perché si infila verso il centro della valle del Boite offrendo molti squarci di panorama. Paradossalmente il sentiero, liberato dai molti schianti, ha guadagnato in visibilità.
Arrivi a Cioupa de Duòe, quota 1633, altra radura erbosa.
Ora una ripida rampa, sempre in cresta, poi alcuni saliscendi, e ottimo panorama su Pelmo a Sud ovest, Valle del Boite a sud, Sorapìss e Antelao a est e conca di Cortina e Tofane a Nord. Desideravi altro?
Sulla cima del Monte Sentinella il palo segnavia è stato ripristinato. Prosegui verso est nord est ma in corrispondenza di una piccola radura il sentiero vira verso sud, poco sotto quota 1500. Attenzione a questo punto: per qualche tratto non ho visto segnavia e mi sono orientato a vista. Da qui in poi c’è qualche albero a terra ma facilmente superabile.
Quando si inizia a scendere sul versante a sud c’è ancora un cambio di direzione verso est nord est che non ho visto immediatamente, intorno a quota 1400. Forse questo è un altro punto dove migliorare la segnaletica. Discesa nel bosco fino alla capanna con fontana. 5 minuti e sei nella piana di Senes.

Chiusura dell’anello Serdes Malga Prendera: dall’Alpe di Senes a Serdes per sentiero nel bosco

Dal Rifugio Larin puoi raggiungere Serdes in 20 minuti. Oltrepassa il Ristorante Rifugio Larin e scendi per il prato in direzione Antelao: è la vecchia pista di sci. Palo segnavia. Curva a destra. A metà della successiva curva a sinistra un palo segnavia ti indica un sentiero che si stacca sulla destra. Arrivi subito ad una strada forestale. Guarda oltre: su un abete una indicazione “Serdes” ed un sentiero che scende al Ru de Ciauzìa. Attraversa il Ponte de Scarazès ricostruito nel 2023, e prosegui lungo la strada nel bosco recentemente allargata con pala meccanica. Tieni la sinistra e arrivi ad una piccola conca erbosa che attraversi sulla sinistra fino alla mangiatoia per i cervi. Qui, al limitare di una seconda conca erbosa, trovi un bivio con palo segnavia per scendere al ponte sul Boite, quindi San Vito, che si inoltra nel bosco sul versante destro del torrente.
Tuttavia, se vuoi chiudere l’anello rientrando al villaggio di Serdes, tieni la destra verso il gruppo di case e in 2 minuti sei di nuovo a Serdes. Raggiungi la piazzetta con la chiesa e la fontana, dove potrai rinfrescarti in pace e chiudere perfettamente l’anello iniziato al mattino.
L’anello Serdes Malga Prendera si chiude in 6 ore 30 di cammino senza contare le pause.

Scheda tecnica dell’escursione

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Ho scritto i testi, scattato e selezionato le fotografie, verificato toponimi, quote, itinerari e dislivelli per farti apprezzare le Dolomiti evitando il rischio di affrontare un itinerario senza conoscerlo a fondo. Inoltre ti ho evitato la fatica di cercare e verificare le informazioni ed ho riassunto in una scheda tecnica le informazioni essenziali per selezionare, tra tante, l’escursione adatta a te: dove arrivare con l’auto, punto di partenza e arrivo, dislivello, tempi, difficoltà, numeri dei sentieri, percorribilità, cartografia, traccia GPS altre recensioni selezionate in rete tra quelle con maggiore visibilità. Il tuo contributo per visionare le schede tecniche è registrarti: è gratuito e ti costa solo condividere la tua email. Riceverai il link per consultare le schede tecniche sempre e solo nella tua casella email.

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Escursione ad anello al Rifugio VII Alpini allo Schiara https://www.vacanzedolomiti.com/2023/08/29/escursione-anello-rifugio-vii-alpini-allo-schiara/ Tue, 29 Aug 2023 15:41:55 +0000 1000]]> https://www.vacanzedolomiti.com/?p=2782 Descrivo un’escursione ad anello al Rifugio VII Alpini che ho distribuito in due calde giornate di agosto. Avevo già provato ben due volte a raggiungere il rifugio con i bambini piccoli, una volta da Case Bortot ed una volta da Cajada, ma per tempo piovoso o affaticamento della prole avevamo Leggi tutto

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Descrivo un’escursione ad anello al Rifugio VII Alpini che ho distribuito in due calde giornate di agosto. Avevo già provato ben due volte a raggiungere il rifugio con i bambini piccoli, una volta da Case Bortot ed una volta da Cajada, ma per tempo piovoso o affaticamento della prole avevamo rinunciato. Questa volta mi sono preso due giorni, uno per l’andata ed uno per il ritorno, con pernottamento al rifugio: esperienza molto gradevole, che mi ha permesso di godermi ogni passaggio dell’escursione ad anello, senza fretta e di esplorare ogni dettaglio che mi attirava.

anello Rifugio VII Alpini
Alle 9 del mattino il sole raggiunge anche il rifugio dopo aver illuminato le crode.

Ho così potuto alzarmi presto e cercare un punto favorevole per osservare e fotografare l’alba. Qui sotto il momento in cui il sole arriva alla Gusela del Vescovà.

anello Rifugio VII Alpini

L’itinerario dell’andata è quello classico del sentiero 501 da Case Bortot, ben descritto da molti siti. Per questo non mi dilungo su questa parte e rimando ad alcune recensioni e video nella scheda tecnica. Il primo tratto, di un’ora, fino a Ponte Mariano, guadagna 100 metri di dislivello e poi discende di nuovo alla stessa quota di partenza. Il secondo tratto fino al secondo ponte a quota 1.037 sale moderatamente nel bosco. Il terzo ed ultimo tratto, in bosco ombreggiato di faggi, è chiamato esageratamente Calvario sulla carta, porta agevolmente al rifugio. Qui troverai i nuovi gestori, Chiara e Fabrizio, ai quali vanno i nostri complimenti ed auguri per il futuro (nella scheda tecnica troverai il link ad una loro video intervista nella quale descrivono bene le caratteristiche di questa parte delle Dolomiti).

anello Rifugio VII Alpini

Il sentiero 501 ha i suoi tratti avventurosi: i ponti sull’Ardo con cascatelle di acqua cristallina e i tratti in cengia, molto larga ed agevole, ma decisamente esposta a pendii boscosi quasi verticali. Per trovare nella mia memoria altri sentieri così devo ritornare alla Cengia dell’Omo, nell’escursione Dai Piani Eterni a Malga Cimonega, descritta in questo sito. Anzi, per dislivello e tempi questa escursione è un ottima preparazione all’itinerario “Dalla Val Canzoi ai Piani Eterni, Dolomiti bellunesi“. Prima di tornare al nostro anello Rifugio VII Alpini, diamo un’occhiata a questa foto verticale.

anello Rifugio VII Alpini
A sinistra della filigrana al centro, la forcella Oderz, sul sentiero 502. Al centro, in basso, al limitare del bosco, il Rifugio VII Alpini.

A sera, al rifugio, abbiamo trascorso una piacevole cena con due compagni appena conosciuti, anche loro soci del CAI. Al mattino non li abbiamo rivisti perché partivano presto per le ferrate. Una volta arrivati al rifugio, infatti, o prosegui sullo Schiara per ferrate e Alta Via n. 1 (ma non era nei nostri piani) oppure torni al punto di partenza. Ho voluto esplorare con lo sguardo le vie di accesso alternative: l’itinerario per Forcella Oderz (foto qui sopra) e sentiero 502 fino alla Stanga è indicato in 6 ore. L’altra via è verso Cajada, 3 ore. Abbiamo invece percorso forse l’anello più breve che permetta di tornare a Case Bortot.

anello Rifugio VII Alpini

Per questo itinerario di ritorno, per sentiero 505, occorre salire ancora fino a quota 1.733. La buona notizia è che guadagni una prospettiva migliore sulla Schiara, sul Burèl e sulle Pale del Balcòn. Passo al femminile, la Schiara, perché noto ora che è indicata al femminile nella carta.

anello Rifugio VII Alpini

Ci sono un paio di passaggi con cavo d’acciaio (pochi metri ognuno) su questo tratto di sentiero 505, che tuttavia meritano una citazione ed una foto.

anello Rifugio VII Alpini

La seguente forse è la foto migliore che ho ottenuto: a destra la Schiara, al centro la Gusela del Vescovà, a sinistra il Burèl e al centro le Pale del Balcòn. Al centro a sinistra, ho notato una macchia rossa in mezzo ad un terrazzamento.

anello Rifugio VII Alpini

È il bivacco Sperti, quota 2.000, che qui sotto forse si nota meglio, proprio a sinistra della scritta in filigrana.

Prima di scollinare a Forcella Pis Pilòn, osservo che la valle dell’Ardo e le forre appena sotto la Schiara sono molto profonde e veramente impressionanti: sembra che la montagna abbia fretta di scendere alla pianura. L’alta valle dell’Ardo ha quindi pendenze molto decise. Cambio di scenario invece sull’altro versante: pale e catini erborsi. Ma prima dobbiamo citare dei nostri incontri.

Abbiamo molto rallentato il passo perché ci interessava un manipolo di camosci aggrappati a impossibili precipizi. La foto non ha pretese artistiche, non ho un teleobiettivo. Ma dice in un colpo delle pareti del canalone che sale alla forcella Pis Pilòn e dell’arditezza dei suoi frequentatori.

È poco più di un puntino, al centro della foto, ma ben illuminato dal sole, il camoscio maschio che è rimasto in avvistamento durante la nostra salita alla forcella.

Siamo ora in forcella e scendiamo per sentieri terrosi in un catino erboso fino al Bivacco de la Medassa.

anello Rifugio VII Alpini
Al centro, forcella Caneva, obiettivo intermedio per chi volesse scendere a Cajada. A sinistra, si sale al Monte Pelf.

Subito dopo la forcella un bivio ben segnalato e scendiamo a destra.

anello Rifugio VII Alpini

Molto gradevole la discesa, ma sarà lunga! Circa 1.100 metri di dislivello negativo.

anello Rifugio VII Alpini
In fondo la Val Belluna.

Mi volto indietro, verso nord e guardo: qualche rado abete colonizzatore tenta di guadagnare spazio al bosco e mescola il suo verde foresta al verde chiaro dei prati. Sembra ci sia siccità. Scendendo noterò diversi larici sofferenti, già con gli aghi marrone chiaro.

anello Rifugio VII Alpini

Mi volto verso sud e vedo la netta spaccatura della valle dell’Ardo nel fitto bosco di carpini e faggi (così dicono i pannelli esplicativi del Parco).

anello Rifugio VII Alpini

Prima di inoltrarci nel lungo zig zag tra faggi schiantati e morbidi tratti di bosco coperti di foglie dello scorso autunno, un’altro felice incontro con la flora di alta montagna, a quote stranamente basse: stelle alpine intorno ai 1.500 metri.

A quota 1.340 troviamo la Capanna Bivacco de la Medassa: aperto, due tavolacci per dormire, uno per mangiare, focolare, cisterna d’acqua, aria di chiuso. Un buon riparo in caso di maltempo o acquazzone improvviso.

anello Rifugio VII Alpini
Poi giù nel bosco fino a quota 1.050: qui l’incrocio con il sentiero 511, prendi a destra e scendi. A quota 830 circa altro incrocio con il sentiero 507, prendi a destra e scendi fino a Ponte Mariano dove si chiude l’anello Rifugio VII Alpini. Ci rinfreschiamo nell’Ardo e con una sola ora, ancora, siamo finalmente a Case Bortot.

Scheda tecnica dell’escursione

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Ho scritto i testi, scattato e selezionato le fotografie, verificato toponimi, quote, itinerari e dislivelli per farti apprezzare le Dolomiti evitando il rischio di affrontare un itinerario senza conoscerlo a fondo. Inoltre ti ho evitato la fatica di cercare e verificare le informazioni ed ho riassunto in una scheda tecnica le informazioni essenziali per selezionare, tra tante, l’escursione adatta a te: dove arrivare con l’auto, punto di partenza e arrivo, dislivello, tempi, difficoltà, numeri dei sentieri, percorribilità, cartografia, traccia GPS altre recensioni selezionate in rete tra quelle con maggiore visibilità. Il tuo contributo per visionare le schede tecniche è registrarti: è gratuito e ti costa solo condividere la tua email. Riceverai il link per consultare le schede tecniche sempre e solo nella tua casella email.

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Panorama dalla Tofana de Rozes https://www.vacanzedolomiti.com/2022/08/17/panorama-dalla-tofana-de-rozes/ https://www.vacanzedolomiti.com/2022/08/17/panorama-dalla-tofana-de-rozes/?noamp=mobile#comments Wed, 17 Aug 2022 17:28:17 +0000 1000]]> https://www.vacanzedolomiti.com/?p=2558 Panorama dalla Tofana de Rozes in 10 foto. Raccolgo e commento qui le foto che ho scattato dalla vetta della Tofana de Rozes nell’escursione per via normale. La giornata del 9 agosto 2022 era caratterizzata da tempo stabile e pochi cumuli: per fortuna ho potuto scattare le foto a 360 Leggi tutto

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Panorama dalla Tofana de Rozes in 10 foto. Raccolgo e commento qui le foto che ho scattato dalla vetta della Tofana de Rozes nell’escursione per via normale.

Verso sud-est: Cortina d’Ampezzo, gruppo del Sorapìss, Antelao

La giornata del 9 agosto 2022 era caratterizzata da tempo stabile e pochi cumuli: per fortuna ho potuto scattare le foto a 360 gradi.

Verso sud: i boschi tra le Tofane e la Croda da Lago (al centro) e i Lastoi de Formin (la montagna “piatta” sulla destra). Sullo sfondo il Monte Pelmo.

Panorama dalla Tofana de Rozes verso sud-ovest: a sinistra le radure del Passo Giau, a sinistra il Nuvolau, al centro l’Averau e sulla destra la Croda Negra.

Panorama dalla Tofana de Rozes

Verso ovest il panorama è occupato, in basso, dalla parte alta della Val Travenanzes; sullo sfondo al centro il gruppo del Sella; sulla destra la Val Badia con il Sassongher e le altre cime verso il passo Gardena.

Panorama dalla Tofana de Rozes

Ecco una zoomata sulla Val Badia, la vallata verde sulla sinistra, mentre al centro il Sassongher e sulla destra la Gardenacia. In primo piano a sinistra in basso le cime di Fanes.

Panorama dalla Tofana de Rozes

Un incredibile cielo azzurro sopra le Dolomiti… che giornata fortunata!

Panorama dalla Tofana de Rozes

Panorama dalla Tofana de Rozes giù verso nord est la Forcella Fontananegra con il Rifugio Giussani e, al di sopra, la Punta Giovannina. Spunta in basso a destra la Punta Marietta (m. 2.973).

Panorama dalla Tofana de Rozes

Verso nord: le altre due Tofane: di Mezzo (sulla destra), di Dentro (al centro della foto).

Ultimo scatto con le due Tofane e, sulla destra, sotto una nuvoletta, il Pomaganon e un angoletto della verde vallata di Cortina d’Ampezzo.

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Tofana de Rozes via normale https://www.vacanzedolomiti.com/2022/08/16/tofana-de-rozes-via-normale/ https://www.vacanzedolomiti.com/2022/08/16/tofana-de-rozes-via-normale/?noamp=mobile#comments Tue, 16 Aug 2022 10:48:16 +0000 1000]]> https://www.vacanzedolomiti.com/?p=2470 Tofana de Rozes via normale: descrivo qui l’itinerario con venti foto dal rifugio Giussani alla cima della Tofana de Rozes (m. 3.225). Ho raggiunto la vetta per via normale per la prima volta il 9 agosto 2022, mentre, da ragazzo, per galleria del Castelletto e ferrata Lipella, rinunciammo all’ultimo tratto Leggi tutto

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Tofana de Rozes via normale: descrivo qui l’itinerario con venti foto dal rifugio Giussani alla cima della Tofana de Rozes (m. 3.225). Ho raggiunto la vetta per via normale per la prima volta il 9 agosto 2022, mentre, da ragazzo, per galleria del Castelletto e ferrata Lipella, rinunciammo all’ultimo tratto per ghiaccio. Le foto dalla vetta della Tofana de Rozes sono pubblicate in un altro articolo.

Tofana di Rozes via normale
Tofana de Rozes vista dal rifugio Giussani

Puoi raggiungere il rifugio Dibona, quota 2.037, con l’auto. Qui però non descrivo il percorso dal rifugio Dibona al rifugio Giussani per il vallon della Tofana. Inizio invece con la prima foto della Tofana de Rozes vista dal rifugio Giussani. Suddivido l’itinerario in tre parti:

  • salita per ghiaione (in basso a sinistra nella foto);
  • superamento delle stratificazioni rocciose (a destra, nella foto qui sopra);
  • cresta (da quota 3.027).

Tofana de Rozes via normale: prima parte per ghiaione

Tofana di Rozes via normale

Riporto qui un’ottima descrizione tecnica della via normale ripresa dal sito del Cai Alpago:

La via normale non presenta difficoltà alpinistiche ma si svolge su terreno tipico dolomitico con ghiaioni spesso mobili, cenge, roccette sporche di detriti, su pendenze talvolta sostenute. In particolare l’ultimo tratto sul versante ovest, è un po’ esposto ed è bene procedere con molta attenzione perché fatica e quota possono dare qualche problema.

Club Alpino Italiano Sezione Alpago
Tofana di Rozes via normale

La prima parte della salita per ghiaione non presenta difficoltà particolari se non una pendenza sostenuta.

Tofana di Rozes via normale

La traccia di sentiero sale per zig-zag e offre anche alcune varianti, come, al ritorno, scendere verticalmente per tratti di tenero ghiaione.

Superamento delle stratificazioni rocciose: seconda parte della via normale alla Tofana de Rozes

Tofana di Rozes via normale

Come specificato sopra dal Cai Alpago, non vi sono difficoltà alpinistiche e non si supera il primo grado, come specifica una recensione di cui trovi il link nella scheda tecnica. Questa seconda parte è forse la più divertente perché puoi seguire la traccia indicata dagli ometti (le pile di pietre che indicano il sentiero) oppure tentare infinite varianti.

Tofana di Rozes via normale

Oggi c’è parecchia gente che sale e scende ed è piuttosto facile seguire gli altri. Ad un certo punto, supero un gruppetto e prendo una strada mia. Vedo che tutti mi seguono! Non è detto però che chi sta davanti segua la via migliore, magari lo fa solo per divertirsi come me.

Arrivato ad un tornante della traccia di sentiero mi fermo a scattare la foto qui sopra in direzione ovest (sullo sfondo le Cime di Fanes): la traccia non indica questa direzione, ed infatti poi seguirò la traccia andando in direzione opposta. È tuttavia significativa perché rende evidente orientamento e inclinazione degli strati rocciosi della Tofana de Rozes: sembra quasi che siano disposti appositamente così per facilitare l’ascensione.

Tofana di Rozes, versante ovest, vista dal sentiero 20b.

Lascio per un momento la descrizione dell’ascensione e mi sposto con la foto qui sopa all’escursione Giro del Lagazuoi Gran per Forcella Granda dal Passo Falzarego. Puoi vedere, soprattutto nella parte alta illuminata dal sole, le linee che indicano le stratificazioni rocciose, e puoi osservare la cresta e la parte alta del versante ovest che descrivo fra poco.

Tofana di Rozes via normale

Mi sto avvicinando alla cresta ed infatti diventa visibile, al centro della foto, la vetta.

Tofana di Rozes via normale

Superati gli ultimi gradoni arrivi in cresta a quota 3.027. Inizia la terza ed ultima parte. Fai una pausa, ristorati e recupera un po’ di energie.

Ultima parte per cresta e versante ovest

Tofana di Rozes via normale
Da quota 3.000 la vetta della Tofana de Rozes appare come una piramide

Da qui si raddoppia il panorama verso sud ovest e cresce la pendenza, soprattutto nell’ultimo tratto. Respira a fondo, procedi con calma secondo le tue energie. Il versante ovest infatti è molto esposto.

Tofana di Rozes via normale

Oggi siamo fortunati: il tempo è stabile ed asciutto e le nuvolette sulla vetta compaiono e si disperdono rapidamente.

Tofana di Rozes via normale

Ecco, al centro della foto, l’inizio della cresta e, sullo sfondo da sinistra a destra, il Lagazuoi Gran, Tera Rosses e le Cime di Fanes. Dietro ancora le cime della Val Badia.

Tofana di Rozes via normale

Siamo quasi in vetta: uno sguardo, sulla destra, alla Val Travenanzes, e, sulla sinistra, al versante ovest della Tofana de Rozes e alla sua pendenza.

Alcuni gradini rocciosi, appena accennati, anche nell’ultimo tratto.

Nuvola improvvisa, per fortuna dissoltasi in poco tempo.

Tofana di Rozes via normale

Procedo in coda ai miei due compagni di ascensione.

La nuvola si è dispersa ed è tornato il sole: guardo verso la vetta…

Tofana di Rozes via normale

… e poi verso ovest: sotto di noi (ma proprio sotto!) la Val Travenanzes.

Con queste ultime foto ho voluto rappresentare come possibile la pendenza dell’ultimo tratto: quindi, molta prudenza! Nella scheda tecnica, oltre ai consueti dati di sintesi, troverai un paio di recensioni con altre foto e video.

Scheda tecnica dell’escursione

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Monte Antelao, via normale https://www.vacanzedolomiti.com/2021/08/08/monte-antelao-via-normale/ https://www.vacanzedolomiti.com/2021/08/08/monte-antelao-via-normale/?noamp=mobile#respond Sun, 08 Aug 2021 21:54:21 +0000 1000]]> https://www.vacanzedolomiti.com/?p=2175 Monte Antelao, Dolomiti, metri 3.263. È la seconda cima più alta delle Dolomiti dopo la Marmolada. Sono salito sul Monte Antelao l’ultima volta il 19 agosto del 2005 (qui il resoconto). Ero con altri 4 amici molto esperti e, tuttavia, nei pressi della cima siamo stati aiutati da una guida Leggi tutto

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Monte Antelao, Dolomiti, metri 3.263. È la seconda cima più alta delle Dolomiti dopo la Marmolada.

Monte Antelao
Monte Antelao, agosto 2021, alle 10 del mattino. Luccicano sia i lastroni innevati che quelli umidi della pioggia notturna.

Sono salito sul Monte Antelao l’ultima volta il 19 agosto del 2005 (qui il resoconto). Ero con altri 4 amici molto esperti e, tuttavia, nei pressi della cima siamo stati aiutati da una guida alpina per superare delle lastre ghiacciate in un punto molto esposto. Se no, saremmo tornati indietro.

Monte Antelao
Monte Antealo. Sulla sinistra, il percorso di avvicinamento alla Forcella Piccola e al Rifugio Galassi.

Il Monte Antelao è una montagna affascinante ma pericolosa. Tanto è il desiderio di arrivare in cima quanto quello di ritornare a casa in sicurezza. Ho deciso quindi di ritornarci accompagnato da una guida alpina.

Il meteo a quell’altezza può cambiare da un momento all’altro la situazione, da sfidante ma gestibile a drammaticamente difficile. Ci siamo accordati per aspettare giorni di bel tempo stabile tra fine agosto e i primi di settembre. Se non sarà possibile, rimanderò al prossimo anno.

Sulla sinistra, la torre dei Sabbioni. Al centro, la Forcella Grande. Indicato dalla freccia ma nascosto dalle nuvole il Monte Antelao: la foto è stata scattata intorno a mezzogiorno (agosto 2021).

Nel frattempo, ho deciso di prepararmi, fisicamente e psicologicamente. Di solito pubblico resoconti di escursioni che ho già fatto. Questa volta desidero invece condividere un desiderio, un programma e alcune informazioni sul Monte Antelao: ho notato infatti che la pagina in cui ho pubblicato il resoconto della salita lungo la via normale al Monte Antelao è ancora, dopo 16 anni, una delle più visitate di questo sito.

Monte Antelao
Scendendo dal Bivacco Slataper, al centro, ben illuminata, la Torre dei Sabbioni. Sulla destra, indicato dalla freccia, il Monte Antelao. Sono le 14 circa e la cima si è ora liberata dalle nubi.

Qualche giorno fa, dopo i giorni piovosi di inizio agosto, una mattina apro gli scuri e vedo, inaspettata, una mattinata di sole. Mia moglie mi vede scalpitare e mi dice: “vai!”. Di solito organizzo le escursioni per la mia famiglia, ho approfittato quindi della “giornata libera” e via!

Monte Antelao
Monte Antelao, agosto 2021, visto dal Rifugio San Marco, verso le ore 15.00. I lastroni superiori non lucciano più: non era quindi neve, ma pioggia. Più sotto la cima biancheggia ancora della neve.

Tempo un’ora e mezza e già avevo parcheggiato la macchina presso la baita Sunbar a San Vito di Cadore (quota m. 1.140). Oltre non è possibile andare con le automobili. Anche la seggiovia San Marco, che porta ai 1.580 metri del Rifugio Scotter, non è in funzione in questa estate del 2021.

Rifugio San Marco. Sullo sfondo a sinistra il Monte Pelmo, a destra la Croda da Lago.

In breve, 4 ore e mezza dopo ero al Bivacco Slataper, quota m. 2.680, nel gruppo del Sorapìss. Avevo coperto un dislivello di 1.550 metri, maggiore di quello necessario per raggiungere la cima del Monte Antelao partendo da uno dei due Rifugi in zona: il Rifugio Galassi o il Rifugio San Marco.

Forcella Grande, sullo sfondo il Sorapìss: anche qui oggi un cappello di nuvole.

Due fattori mi attraevano di questo itinerario: raggiungere la Forcella Grande e la Torre dei Sabbioni, che mi affascinano fin da piccolo, e studiare più da vicino il Monte Antelao, che ho osservato ora per ora, salendo e scendendo, come documento nelle foto.

Monte Antelao
Monte Antelao, visto durante la discesa dalla Forcella Grande: da notare, dal centro della foto verso il basso a destra, lo scarico della recente frana del 2015.

Lungo tutto questo itinerario infatti è quasi sempre visibile buona parte del percorso della via normale al Monte Antelao, fino alla cima.

In particolare le nuvole sulla cima attirano la mia attenzione. Se, arrivati sulla cima, è nuvoloso, non vedi il panorama, è freddo e rischi la pioggia o, peggio, la neve. Il pennacchio di nuvole sull’Antelao dice che tempo farà a chi risiede in valle. Quando la cima è libera dalle nuvole, il Monte Antelao è stupendo e rassicurante e vorrei essere in cima. La difficoltà dell’organizzazione sta qui: pianificare l’ascesa nel giorno e nell’ora giusta, guardare tutto il resto dall’alto e tornare giù serenamente.

Spero di poterlo presto raccontare a famiglia, amici e in questo sito.

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Dai Piani Eterni a Malga Cimonega https://www.vacanzedolomiti.com/2020/07/06/dai-piani-eterni-a-malga-cimonega/ https://www.vacanzedolomiti.com/2020/07/06/dai-piani-eterni-a-malga-cimonega/?noamp=mobile#respond Mon, 06 Jul 2020 10:30:12 +0000 1000]]> https://www.vacanzedolomiti.com/?p=1174 Il sentiero 851 da Forcella dell’Omo a Casera Cimonega è solo per escursionisti esperti perché percorre cenge erbose molto esposte anche se tecnicamente non particolarmente impegnative. Ho descritto il primo tratto, dai Piani Eterni a Forcella dell’Omo in un articolo a parte, perché è un sentiero adatto a tutti e Leggi tutto

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Il sentiero 851 da Forcella dell’Omo a Casera Cimonega è solo per escursionisti esperti perché percorre cenge erbose molto esposte anche se tecnicamente non particolarmente impegnative.

Ho descritto il primo tratto, dai Piani Eterni a Forcella dell’Omo in un articolo a parte, perché è un sentiero adatto a tutti e permette di arrivare ad un punto panoramico con vista sulle Pale di San Martino e sul Gruppo del Cimonega.

Qui descrivo solo il tratto da Forcella dell’Omo a rientrare in Val Canzoi, passando per Casera Cimonega, che fa parte dell’Alta Via delle Dolomiti Bellunesi.

Il lago della Stua in Val Canzoi: la cima al centro è il Cimon del Piz.

Sei inizialmente sul versante orografico sinistro della Val Canzoi e con questo sentiero ti porti sul versante orografico destro, aggirando sulla sinistra il Cimon del Piz e costeggiandolo alla base. Questa parte è tutta esposta verso la Val Slavinàz, le cui acque vanno a gettarsi poi nel torrente Caorame.

Cimon del Piz (a destra), visto dalla Forcella dell’Omo e, sulla sinistra, il Sass de Mur, con la cima rannuvolata.

Il sentiero inizialmente perde quota per passare sotto alle prime rocce della Punta del Comedon o Cimon del Piz.

Da qui tiene grosso modo la stessa quota anche se ci sono dei brevi tratti dove il sentiero sale o scende leggermente per superare dei passaggi impervi.

La base del Cimon del Piz mostra strati rocciosi piuttosto contorti.

Ne segnalo uno in particolare che, attrezzato con una corda ferrata, permette di portarsi ad una cengia di livello superiore.

I tratti successivi sono su cengie ancora più strette.

Ahimè: sale la foschia dalla Val Slavinàz: nuvole veloci e per fortuna senza pioggia

Ad un certo punto ti trovi praticamente sulla verticale del lago della Stua: da qui cominci a sentire il fragore del torrente Caorame che scende dal Piz de Sagron, e che diventerà sempre più forte mano a mano che avanzi.

Ecco la cengia erbosa che ho appena percorso: riesci a vedere dove passa il sentiero?

Ancora in questo tratto ci sono tuttavia diversi tratti su cenge esposte, fino a che, intorno a quota 1800 il sentiero non presenta più strampiombi.
Il sentiero fin qui è ben segnalato: nonostante nell’ultimo tratto fossi avvolto dalla foschia non ho mai avuto dubbi su dove fosse la traccia.
Nell’ultimo tratto invece c’è erba alta e i pali in legno segnavia non sono sempre evidenti.

Casera Cimonega.

Finalmente arrivi a Casera Cimonega. Il percorso da Forcella dell’Omo a Casera Cimonega circa 1 ora e mezza. Da Malga Erera a Casera Cimonega 2 ore e 15. Da Casera Cimonega in 2 ore e 30 puoi rientrare in Val Canzoi al Lago della Stua.

Torrente Caorame in uno degli attraversamenti del sentiero 851: non c’è anima viva, facciamo il bagno?

Il percorso completo ad anello (che comprende i tratti da Val Canzoi ai Piani Eterni e dai Piani Eterni a Forcella dell’Omo) ti occuperà circa 8 ore incluse brevi pause.

Scheda tecnica dell’escursione

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Una volta arrivati ai Piani Eterni c’è tutto un mondo da esplorare e sarebbe un peccato rientrare senza aver visto qualcosa in più.

Questa breve escursione ti porta in un punto panoramico di fronte alle Pale di San Martino e ti consente di vedere da vicino una delle cime del gruppo del Cimonega: la Punta del Comedòn o Cimon del Piz.

Fosso di Brandòl

Una volta lasciata Malga Erera, prendi il sentiero 851 per Forcella dell’Omo, che prima punta il ruscelletto chiamato Fosso di Brandòl, lo attraversa e poi resta sulla riva orografica destra.

Da qui il sentiero sale in mezzo ai pascoli di questo bellissimo altopiano: terrai sempre sulla destra la Punta delle Pale Rosse, una cima fatta di rocce rossastre, molto evidente.

Punta delle Pale Rosse

Il sentiero prosegue sull’erba con discreta pendenza, senza punti esposti, e ti porta in una valletta erbosa, silenziosa, solitaria, che attraverserai con un bel tratto pianeggiante prima dell’ ultima salita.

L’ultimo tratto prima della Forcella dell’Omo attraversa un’altra conca erbosa, piena di rododendri. Mancando pietre affioranti, il sentiero è segnalato da pali di legno, che, per la verità, hanno la vernice bianca e rossa scrostata e andrebbero ripristinati.

In piena luce la visibilità del sentiero è ottima, ma forse andrebbero ridipinti soprattutto per una maggiore visibilità durante le giornate nebbiose o al crepuscolo.

Panorama dei Piani Eterni dal sentiero 851

Nella conca in alto prima della forcella si possono osservare diversi inghiottitoi e sulla destra, vicino ad un’altra forcella, anche una grotta che sembra un provvidenziale potenziale rifugio in caso di violenti acquazzoni o maltempo.

Fino a qui il sentiero è facile, senza punti esposti, adatto a tutti.
Una volta arrivato sul crinale avrai davanti a te il panorama delle Pale di San Martino (che non ho fotografato perchè rannuvolate); sotto di te il Passo Cereda e sulla destra e il paese di Gosaldo. In questo punto il cellulare ha campo e puoi anche telefonare.
Alle tue spalle invece la bellissima conca erbosa, detta i Laghetti, dove potrai notare diversi inghiottitoi.

Da qui puoi ritornare a Malga Erera in una trentina di minuti oppure proseguire verso Casera Cimonega e il Rifugio Boz, ma solo se sei un escursionista esperto.

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Dalla Val Canzoi ai Piani Eterni, Dolomiti bellunesi https://www.vacanzedolomiti.com/2020/07/03/dalla-val-canzoi-ai-piani-eterni-dolomiti-bellunesi/ https://www.vacanzedolomiti.com/2020/07/03/dalla-val-canzoi-ai-piani-eterni-dolomiti-bellunesi/?noamp=mobile#respond Fri, 03 Jul 2020 07:40:08 +0000 1000]]> https://www.vacanzedolomiti.com/?p=1108 Con questa escursione raggiungerai Malga Erera ai Piani Eterni, un altopiano erboso a 1.600 metri di quota, bellissimo. L’altro versante dell’altopiano è un piano inclinato carsico coperto da bassa vegetazione. L’insieme dei due ambienti, che si incontrano nel mezzo, e le cime circostanti, creano un piccolo angolo di paradiso. Da Leggi tutto

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Con questa escursione raggiungerai Malga Erera ai Piani Eterni, un altopiano erboso a 1.600 metri di quota, bellissimo. L’altro versante dell’altopiano è un piano inclinato carsico coperto da bassa vegetazione. L’insieme dei due ambienti, che si incontrano nel mezzo, e le cime circostanti, creano un piccolo angolo di paradiso. Da guadagnarsi però superando mille metri di dislivello. Scopri come.

Lascia l’auto nei pressi dell’Albergo Alpino Boz e prendi la strada che sale al lago della Stua.

Da qui prendi poi la stradina che costeggia la riva del lago (sentiero 806 in direzione di Malga Erera, Piani Eterni).

Superato il lago ed attraversato il ponte sul torrente Caorame continua fino al bivio dove prenderai a destra il sentiero 802 per Malga Erera.

Pesci che si riscaldano al sole di luglio nel lago della Stua.

Il sentiero 802 è una strada da fuoristrada con pendenza elevata e quasi costante, con cui si copre la gran parte del dislivello di 1.000 metri. Il resto del dislivello lo si copre con il sentiero detto “Porzìl” che sale nel bosco.

Il percorso è perlopiù ombreggiato e quindi fresco anche nelle giornate più calde.
È una esperienza di silenzio e rumori del bosco: fragore di acque del torrente Caorame, cinguettii di uccellini, avvistamento di scoiattoli.

Intorno a quota 900 schianti di alberi causati dalla tempesta Vaia hanno aperto varchi di paesaggio che aprono piacevoli panorami su questa valle dall’aspetto piuttosto selvaggio. Si vedono ora le cime circostanti che da bambino, quando salivo ai Piani eterni con mio padre, non potevo vedere perché il bosco era fittissimo.

Dopo un’ora e mezza di cammino, intorno a quota 1.100, i tratti più ripidi sono in agguato, con una serie di rampe e tornanti che non mollano un istante.

Questo è il punto più duro, anche se in ombra e al riparo dalla calura.
C’è di buono che la tendenza è costante, i tratti più ripidi sono stati cementati e quindi in caso di pioggia il sentiero tiene.

Ed ecco dopo un tornante, a quota 1417, lungo un tratto rettilineo sulla sinistra il segnavie per il sentiero cosiddetto “Porzìl”, indicazioni: 802, Malga Erera, Forcella Pelse, California.
Solo il primo tratto del Porzìl ha degli scalini rocciosi e mantiene la stessa pendenza del tratto precedente.

Mentre ti avvicini al valico che apre il panorama dei piani eterni uno spicchio di cielo sempre più grande si apre davanti a te e vedi emergere dal fondo una cima: è la Punta delle Pale Rosse (m. 2.009) che con le sue rocce rossastre dà ai Piani Eterni un aspetto simile ai panorami dell’Arizona, se non fosse per il verde brillante dei pascoli.

Eccoci ai Piani Eterni: rumore festoso di campanacci di mucche e cavalli al pascolo. Il tempo dalla partenza è di due ore e mezza, se sei ben allenato.
Un grandissimo pianoro erboso leggermente inclinato nterseca l’opposto piano inclinato carsico coperto di bassi arbusti e pino mugo.

L’ultima casera in fondo al pianoro è Malga Erera, dove si può pranzare all’aperto con polenta e schìz e altre leccornie.
Rientro:

Foto panoramica dei Piani Eterni, un altopiano erboso a 1.600 metri di quota, bellissimo.

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