Traversata della Val Travenanzes, Dolomiti ampezzane

Ma quanto è lunga la Val Travenanzes?

Enrico Belli

Avevo percorso la Val Travenanzes quando ero ragazzo: una valle bellissima, con un che di selvaggio. Ricordo branchi di stambecchi (o camosci?), marmotte da tutte le parti. Sulla destra le Tofane, nel loro versante posteriore, non quello che guarda Cortina d’Ampezzo. Dall’altra parte le torri di Fanes, il Monte Ciaval, la Croda del Valòn bianco. Cime impossibili da vedere da Cortina e forse per questo, nuove, strane: fiabesche.

C’erano tutti i buoni motivi per coltivare il segreto desiderio di portarci la famiglia, con tutti e 5 i miei figli. Così una mattina di una calda estate di luglio annuncio: domani prendiamo la funivia e saliamo al Piccolo Lagazuòi.

“Dove andiamo, papà?” Domanda classica. In Val Travenanzes, rispondo. Ma quanto camminiamo? Domanda altrettanto classica. Non molto (sapevo di mentire). Per la cronaca, al momento dell’escusione la mia famiglia era composta, oltre a mia moglie a me, di una diciassettenne, un quindicenne, una undicenne, una bimba di 8 anni e il piccolo di 4.

Astenersi principianti

La valle è molto bella ma piuttosto lunga ed è consigliabile valutare bene le proprie forze. In questo post racconto di come ho portato bambini anche molto piccoli, ma va detto che i miei ragazzi hanno tutti cominciato a camminare sulle Dolomiti dai due anni, in escursioni con dislivelli anche di 800-1.000 metri in salita.Non sto certo invitando i principianti ad avventurarsi in questa escursione senza adeguato allenamento.

Fatta questa premessa dunque, prendiamo al funivia al passo Falzarego ed in pochi minuti saliamo al Piccolo Lagazuòi. Da qui il panorama si allagarga a Marmolada, Pale di San Martino, Civetta, Pelmo, Antelao, Sorapiìss. Verso nord, ammiriamo le cime di Fanes e le Tofane, il Lagazuòi grande e la cima Scotoni.

Dopo forcella Travenanzes le marmotte!

Scendiamo verso forcella Travenanzes e percorriamo la zona di postazioni austriache della Grande Guerra, con punti vedetta scavati nella roccia e con feritoie rivolte a sud, verso il versante italiano.

Da forcella Travenanzes (quota 2.507), il sentiero 401 prende a scendere nella valle. Zona di marmotte: diverse si lasciano avvistare e avvicinare alquanto. Momento molto elettrizzante per i ragazzi.

Meglio del Grand Canyon

Da questo punto cominciamo ad entrare in uno dei tanti musei a cielo aperto delle Dolomiti. Lungo la traversata passeremo da quota 2.700 a quota 1.300, con una visione di strati rocciosi molto diversi tra loro. Trovo molto poetici alcuni massi erratici posati con inclinazioni improbabili lungo i sentieri o in mezzo ai verdi prati. Segni dell’antica presenza dei ghiacciai.

Continuando la discesa, intorno a quota 2.300 metri, si apre verso nord la visione della parte bassa della valle, che l’occhio accompagna fino a dove il torrente Travenanzes abbandona salti e cascatelle per stendersi in un ampio e bianchissimo letto ghiaioso. È questo il punto in cui si può misurare a occhio la lunghezza della Val Travenanzes.

In fondo, chiude la vista la Croda del Valòn bianco. Volgendosi invece a sinistra, verso oves, notiamo una cresta digradante, chiamata Terra Rosses, perché posata su degli strati da cui emerge uno di terra di un rosso acceso.

Al Casòn de Travenanzes.

A quota 2.050, scesi a livello del bosco, facciamo pausa al Casòn de Travenanzes, al livello del torrente. Da qui ammiriamo la parte finale del Ciadin de Fanes, un ampio vallone che scende dalla Piza de Medo.

Il sentiero prosegue ancora nel bosco, incrociando diversi ruscelli laterali (acqua fresca e buona) e poi scende sul letto ghiaioso, attraversando il torrente in qualche guado.

Siamo ancora in quota, ma le alte cime scaricano dall’alto lungo stretti canaloni le loro ghiaie, che compaiono, da destra e da sinistra, in forma di grandi conoidi ghiaiosi che spingono il torrente Travenanzes ora a deviare verso destra, ora verso sinistra.

Siamo in fondo alla parte aperta della valle, che ora si chiude e mentre il torrente precipita in forre, il sentiero si mantiene alto costeggiando il versante destro della valle. Qui, in corrispondenza di alcuni canaloni abbiamo trovato qualche smottamento che ci ha suggerito di procedere con circospezione (ho rilevato i punti alle quote 1.681 e 1.632).

In fondo alla valle, oramai nel bosco, l’avventura non è finita. Superiamo il ponte dei Cadorìs e il Ponte Outo, sopra forre di una profondità impressionante. L’ultima parte del sentiero, nel bosco, digrada dolcemente fino ad arrivare al livello del torrente, che ora si chiama Ru de Fanes: il torrente Travenanzes vi si è buttato senza farsi notare da noi escursionisti, quasi di nascosto, appena sotto il Ponte Outo.

La traversata della Val Travenanzes in sintesi


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